Concerti Magazine Venerdì 17 febbraio 2006

Viaggio d'inverno @ Gog

Matthias Goerne
© Marco Borg

Magazine - Per capire cosa propone la lunedì prossimo, non sarebbe azzardato un parallelo con Fabrizio De André (che magari ha appena scritto Non al denaro né all’amore né al cielo) e immaginare di trasportarlo a Vienna nel 1827, quando un altro “cantore” compone un altro ciclo di Lieder (cioè canzoni, in tedesco) e lo chiama Winterreise, vale a dire Viaggio d’inverno. Si trattava di Franz Schubert, il “principe del Lied” che, come recita il suo epitaffio, “fece risuonare la poesia e parlare la musica”. E veramente il mondo che dischiude ci parla attraverso una musica che penetra nell’anima con intima dolcezza, e la melodia, che pare sorgere ogni volta intatta dal nulla, è così bella che non può fare altro che ripetersi, per provare ogni volta quel brivido, quel rimpianto struggente, quel contatto fuggevole dell’anima con le verità del cuore, al di là d’ogni raziocinio.

Schubert si accosta a un testo poetico (in questo caso 24 liriche di Wilhelm Müller) calandolo nel suo universo sonoro che ne costituisce un naturale prolungamento, che vibra nell’aria e ne interpreta, rendendolo vivo, il contenuto. In Winterreise, in particolare, s’intrecciano due temi molto cari al compositore: il viandante/il viaggio (romanticamente inteso come ricerca, contemplazione) e la morte (di cui l’inverno è metafora): nasce così un affresco che parla di solitudine, nostalgia, del ripiegarsi su sé stessi (il viandante che intraprende questo viaggio è ferito da una wertheriana delusione d’amore); e tutto riaffiora lungo il percorso, attraverso il paesaggio, gli oggetti, la neve che ricopre ogni cosa e il tepore dei ricordi.

Ma oltre al puro lirismo, qui il generale tono sentimentale si fa più amaro e drammatico, con un’ossessiva frequenza dei presagi di morte. Una morte che però non mette paura, ma anzi conforta e promette ciò che la giovinezza e la vita non possono dare: la serenità e l’oblio. E allora nel 20° Lied (I segnali stradali) il viandante comincia a rendersi conto che sta intraprendendo un viaggio senza ritorno, nel 21° giunge a L’osteria ma non si ferma anzi (22°) sprofonda in una danza macabra (Coraggio), nel 23° (Gli altri soli) contempla per l’ultima volta gli occhi (i soli) della donna che amava, finché nel 24° incontra Il suonatore d’organetto: è la morte, che lo solletica un’ultima volta, prima di accompagnarlo oltre l’ultimo crocicchio.

Forse Schubert sentiva che questo stava per succedergli: sarebbe morto di lì a un anno, appena trentunenne. Presentando Winterreise agli amici aveva detto: “Vi canterò un ciclo di Lieder angosciosi. Sono curioso di vedere cosa ne pensate. Mi hanno coinvolto più di quanto non sia successo con altri Lieder. Insomma, mi piacciono più di tutti, e piaceranno anche a voi”. Parole che disarmano, proprio come accade allo spettatore, alla fine di questa straordinaria esperienza di ascolto. Specie quando il protagonista è , il maggior baritono che fa oggi rivivere, nelle sale da concerto di tutto il mondo, la musica di Schubert.



Giovine Orchestra Genovese
Lunedì 20 febbraio 2006
Matthias Goerne, baritono
Alexander Schmalcz, pianoforte

Franz Schubert (1797 – 1828)
“Winterreise” (Viaggio d’inverno) D 911
24 Lieder su testi di Wilhelm Müller

Biglietti da 15 Euro a 25 Euro, giovani 10 Euro.

Prossimo concerto
Lunedì 27 febbraio 2006 Teatro Carlo Felice, ore 21.00 Richard Goode pianoforte Johannes Sebastian Bach
Partita V in sol magg. BWV 829
Partita VI in mi min. BWV 830
Franz Peter Schubert
Sonata in re magg. D 850

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