Magazine Lunedì 13 febbraio 2006

Il pianoforte è...



Il pianoforte è un mare, legato in un corpo di legno
Il pianoforte è un letto, lenzuola di note che scivolano sui gesti
Il pianoforte è un’ostrica di musica da succhiare viva
Il pianoforte è una collana di perle, un grano dopo l’altro caramellato nella falce di luna di lei
Il pianoforte è le labbra di orizzonte – nella tastiera, quel sorriso di silenzio, che suonare significa inseguire
Il pianoforte è un mazzo di rose da concerto – sui petali la rugiada degli accordi; ogni tasto, una spina
Il pianoforte è un giardino di corde che impediscono la notte

Il pianoforte è il sesso di lei – che viene la musica, dal suo burrone, come lacrime
Il pianoforte è uno schiaccianoci: tintinna, il mallo delle emozioni frante
Il pianoforte è una piscina di nubi; il silenzio non tocca più, nel cuore fondo dell’esecuzione
Il pianoforte è tre caviglie ripide di donna; intorno a quelle – i tacchi portati come un gioiello – la musica si strofina, gatta
Il pianoforte è uno scoglio di caffé nero, adunco sui flutti dell’insonnia

Il pianoforte è un labirinto a chiave, un pascolo a maggese per le dita – verdi, i muscoli della musica Il pianoforte è una foresta bruna, di parole impiccate alla forca d’inchiostro delle note
Il pianoforte è un alveare – improvvisi, accadono temporali di miele
Il pianoforte è una fellatio scritta dalle labbra di lava di un vulcano
Il pianoforte è un cane da caccia di garrese ottantotto
Il pianoforte è una madia che conserva nel pane l’odore di fantasia delle mani che lo hanno suonato

Matteo Labati

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