Concerti Magazine Domenica 12 febbraio 2006

Negramaro: spirito di-vino

È assodato: i sono entrati nell’olimpo discografico italiano.
Fa impressione pensare che, due anni fa, in occasione della promozione dell'album 000577, tenutasi presso il forum FNAC di via Venti, ad ascoltarli eravamo neppure quindici persone. E che sabato 11 febbraio, al Mazda Palace, invece, quasi non entrava più uno spillo, tanta era la folla accorsa.
A quanto pare, vale sempre lo scaramantico postulato per cui chi raccoglie poco sul palco dell’Ariston di Sanremo, mieterà gratificazioni successivamente: è stato così per Vasco, Zucchero, i Subsonica, ed ora per la band leccese, sbattuta fuori dalla dopo la prima serata, ma ricoperta di premi e concerti sold-out per il resto dell’anno.

I sei salentini si fanno preziosi, ritardando lo spettacolo di oltre mezz’ora, accrescendo l’impaziente attesa delle migliaia di spettatori assiepati in platea e sugli spalti. Ma i vagnuni sanno come farsi perdonare.
Introdotti dalla tromba di una specie di Pikachu diabolico insinuatosi tra il pubblico in piccionaia, nascosti dietro una gigantesca zanzariera che modula sinuosamente luci porpora e viola, rianimano il palazzetto con Solo per te.
Giuliano, il cantante, ama la gestualità, ha –oltre a una voce originale, ricca di contrasti e potenza- movenze teatrali, tarantolate, in grado di scoprirgli inadeguatamente la pancetta, ma comunque efficaci nel mostrare le vibrazioni che la sua stessa musica gli trasmette.
I suoi compagni d’avventura non sono da meno, contagiati dal ballo di San Vito: il batterista Danilo, nella foga, fa volare verso l’infinito una delle bacchette, Ermanno, smanacciando sulla sua Gibson, sembra sentirsi sul tetto del mondo. L’entusiasmo che trasuda dall’esibizione permette ai presenti di scordare il disappunto generato dalla cattiva resa sonora che si registra nel palazzetto durante le quasi due ore di concerto.
Quando la qualità è così evidente, però, simili inconvenienti vengono presto relegati in un angolo, tanto si è impegnati a cantare a squarciagola quei brani che hanno benedetto il successo del gruppo: Mentre tutto scorre, ovviamente, e poi Estate e Solo tre minuti.
La partecipazione del pubblico, anagraficamente variegato, a testimoniare l’efficace presa sull’audience, è totale: si balla, si canta quasi su ogni pezzo. Il particolare rock elettro-melodico dei Negramaro affonda le radici nella new wave di due decenni fa e richiama i riff ossessivi e delicatamente lancinanti di band anglofone dal forte carattere, come Radiohead e Muse. La miscela sonora è decisamente azzeccata, accompagnata da testi raramente banali, in cui parole come “anima” e “cielo” fanno da riuscito contrappunto all’irruenza di molte partiture. Mentre su cd si avverte un certo languore, la dimensione dal vivo rinfresca tutte le esecuzioni, conferendogli forza inaspettata.

Qualche brano d’annata (Es-senza, Scusa se non piango, Genova 22, Zanzare, per esaltare i tasti bianchi e neri pigiati dallo stiloso tastierista Andrea, abbarbicato su una postazione girevole), ma il concerto è praticamente dominato dalle tracce del secondo album: Sui tuoi nei, Scomoda-mente, Nuvole e lenzuola, l’originale e liberatoria I miei robot, la versione acustica di Ogni mio istante.
Un paio di omaggi, non riuscitissimi, bisogna ammetterlo, a quella musica d’autore italiana cui sono fortemente debitori, con una cupa versione de L’immensità di Don Backy e un’esecuzione al piano di Vedrai, vedrai di Tenco, passata praticamente inosservata tra i giovincelli ancora infervorati dai brani più tirati.
Grande partecipazione dei membri di Lu forum: dalle prime file, arricchiscono il live con felici invenzioni scenografiche, con innocui botti farciti di coriandoli e giganteschi palloncini colorati.
Tra i bis, ancora l’hit sanremese, un vero inno, ormai, riproposta ulteriormente perfino da una spaurita rappresentanza della banda comunale di Voltri, abbandonata con poca grazia (ammettiamo anche questo) sul palco, nell’imbarazzo generale.
Insomma, sotto sparuti punti di vista, i ragazzi s’hanno ancora da fare. Ma non si può certo mettere in discussione il loro plateale talento.

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