Concerti Magazine Giovedì 9 febbraio 2006

Gli Statuto alla FNAC

Nella foto, gli Statuto. Oskar è il primo da destra
© Statuto

Magazine - Domenica 12 febbraio tutti alla FNAC a far zighidà zighidà con gli , padri fondatori dello ska italiano e guru del modernismo nazionale, ovvero di quel che fa di stile e rabbia la propria bandiera.
L’appuntamento è alle 17.30, per uno showcase acustico (voce e due chitarre) che presenterà Le strade di Torino, ultimo album e primo doppio ciddì live dei nostri: 29 tracce più due video che ripercorrono la storia del gruppo, dagli albori – comprese alcune chicche introvabili, come i primi demo tapes – ai grandi successi come Abbiamo vinto il Festival di Sanremo (Sanremo 1992) e Piera (Festivalbar 1992), passando per cover di Madness e Bad Manners. Il tutto a prezzo imposto di 15 Eu e tiratura limitata.

Giacca tre bottoni, colletto stretto e cravatta, gli Statuto sono una mosca bianca nel panorama musicale italiano. Innanzitutto per una longevità invidiabile («abbiamo cominciato il 1 maggio del 1983»), ma più che altro perché restano uno dei pochi gruppi – e l’unico di fama – espressione di un , con una coerenza che non ha pari.
«Noi siamo prima di tutto un complesso di Mod che suonano», sintetizza Oskar, il cantante. «Lo facciamo per far conoscere a più gente possibile le nostre idee».

A proposito, come sta il modernismo?
«Il movimento rimane molto attivo e la vita di piazza va molto bene. In piazza Statuto si ritrovano almeno tre generazioni di Mod, dai giovanissimi di quindici anni a quelli della nostra età».
E a Genova? C’è un appuntamento per chi vuole avvicinarsi al mondo Mod?
«Certo! Genova si è ripresa molto bene dopo un periodo un po’ sbiadito. Ci sono moltissimi mod, per lo più giovani: l’appuntamento è il sabato pomeriggio in piazza Tommaseo. Fra l’altro noi di piazza Statuto siamo gemellati con Genova, condividiamo una mentalità simile».
Come vedi il ritorno di fiamma che c’è in questo periodo per il revival lounge?
«Ciclicamente veniamo “riscoperti” dalla commercializzazione. Dopo 25 anni ci siamo abituati…Fa piacere quando capita perché sappiamo che dura lo spazio di una stagione: solo le cose più vere sono destinate a durare».
Sono comunque occasioni per far conoscere il modernismo, come quando andaste al Festival di Sanremo.
«Tutte queste occasioni di visibilità vanno sfruttate. L’importante è rimanere sempre se stessi, con il proprio stile».

È proprio questa coerenza – oltre ad una buona dose di comprensibile incazzatura – che ha portato gli Statuto ad una scelta dura come quella di .
E Le strade di Torino raccoglie appunto l’ultimo concerto torinese degli Statuto.

«Volevamo dare un segnale forte fuori dalla nostra città», mi spiega Oskar. «Sotto la Mole c’è un vero e proprio “cartello della musica”, formato da alcuni organizzatori, musicisti e giornalisti. Controllano soprattutto i festival e gli eventi estivi, che fra l’altro sono finanziati con soldi pubblici. Questo vuol dire che se non fai parte del loro giro hai dei problemi: noi abbiamo avuto la nostra storia, anche con momenti di grande successo, senza passare attraverso di loro. Tutto ciò ci ha attirato ostilità, boicottaggi e altre situazioni veramente brutte».
Decisione irreversibile?
«Irreversibile».
È per questo che avete deciso di non suonare alle Olimpiadi?
«Non solo. Noi non vogliamo essere implicati in una manifestazione che dà un’immagine falsa di Torino. È una vetrina scintillante con dietro il vuoto: sono le Olimpiadi degli Agnelli e della FIAT, che dovrebbero – secondo loro – segnare il cambiamento di Torino da città industriale a città turistica. Ma ti pare? Tutto per illudere le famiglie dell’indotto FIAT… Ti do due immagini significative: la fiaccola olimpica che si ferma a rendere omaggio alla tomba dell’Avvocato ed i tendoni che nascondono le macerie dello stadio Filadelfia. La cui ricostruzione, in questo feudo juventino degli Agnelli, non è mai stata presa in considerazione».

Rabbia e stile, sempre.

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