Magazine Mercoledì 8 febbraio 2006

Segnali di fumetto

Magazine - Invadono edicole, librerie, fiere e rete. Sono immagini e parole, sono letteratura o cazzeggio. Forse è l’ora di imparare a conoscerli.
Tanti. Numerosissimi nel formato e nel contenuto. Ce ne sono d’autore e di massa, di italiani, francesi, inglesi, americani e giapponesi. Sono numerosi come i formaggi d’oltralpe e uniscono, moltiplicano e dividono milioni di appassionati nel mondo.

Ovviamente stiamo parlando dei fumetti, parola con cui spesso si racconta un genere con una marea di sfumature. È un po’ come se, parlando di cinema, unissimo Lars Von Trier, Wim Wenders, Tim Burton e i fratelli Vanzina sotto la voce film. Sarebbe un po’ troppo generico, che dite?

E così, armato di penna, inchiostro e calamaio eccomi pronto a raccontarvi un universo tanto bello e tanto vario che va da Corto Maltese a Paperino e ritorno.
Quello che sta per cominciare è un viaggio nella fantasia. Per portare i profani il più vicino possibile al mondo dei balloons e per far comprendere a quelli che hanno sempre visto il proprio padre appassionarsi a Diabolik o Tex quale sia il fascino della scoperta mensile, quanto sia inebriante il profumo della carta stampata. O perché, ancora, molti si ostinino a comprare fumetti aprendoli poi con un angolo di 15 o 20 gradi, mentre altri arrivano a spendere un patrimonio per storie che hanno letto da piccoli e che lasceranno sigillate.

Parleremo di albi provandoli direttamente sulla mia pelle, sono sempre stato un temerario. Ovviamente ci saranno curiosità, suggerimenti e sconsigli. Il resto verrà, magari, da suggerimenti, critiche e appunti di viaggio. E proprio per chi viaggia, consiglieremo fumetti in itinere da comprare in stazione e da consumare accanto ad un finestrino.

L’obiettivo è quello di farvi tornare in cantina, di farvi viaggiare per Genova tra negozi e bancarelle perché non sapevate che, di Robin, Batman ne ha avuti quattro; che almeno uno è stato ucciso dai lettori; che l’Uomo Ragno ha quasi avuto una figlia e un gemello, e che Dylan Dog è morto almeno due volte.

Il tutto porterà ad un vero e proprio vademecum per evitare di dire, guardando un fumetto: «Non mi interessa, una volta ne ho letto uno».

di Francesco Cascione

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