Josef: via dal Brasile - Magazine

Attualità Magazine Lunedì 6 febbraio 2006

Josef: via dal Brasile

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Certo che nel cortile di casa in molti sono diventati riottosi. Una volta non si discutevano le indicazioni provenienti dalla casa color pallido e quando lo si faceva…beh, quando lo si faceva, si ipotecava il futuro: breve e tormentato.
A quei tempi, tra il 1960 e il 1990, l’incubo comunista turbava i sogni dell’impero che sfogava la propria rabbia, non tanto contro l’artefice principale dei disturbi diurni e notturni, e a pensarci bene nemmeno contro quelli dichiaratamente schierati con il regno del male, bensì contro coloro che cercassero un’alternativa al capitalismo selvaggio, che a sud assume sempre i connotati del feudalesimo, provando a non cadere in un sistema dittatoriale tanto aberrante, quanto inefficiente.

Oggi l’impero ha incubi dai tratti somatici diversi e i nemici di ieri sono gli amici di oggi, questo almeno in apparenza, cosicché basta osservare una cartina del sudamerica per accorgersi che la stragrande maggioranza della popolazione è democraticamente governata da politici che, chissà, potrebbero anche ridare una speranza ad un intero continente.
Tra tutti spicca la figura di Luiz Inacio Lula da Silva, l’ex sindacalista metalmeccanico che nel 2002 è diventato presidente del Brasile. Uno che riesce ad affascinare il popolo delle favelas nonostante abbia accantonato l’ideologia marxista percorrendo la strada della socialdemocrazia oppure, se preferite, del neocapitalismo sociale di matrice keynesiana. Non è facile provare ad organizzare un Paese esteso quanto un continente, non è facile quando all’interno di esso vi sono così tante contraddizioni persino impossibili da raccontare.
Un Paese in cui, tanto per citare un dato, vi sono ancora 22 popolazioni che vivono in Amazzonia senza mai essere entrate in contatto con un bianco. Eppure, nonostante le difficoltà, Lula è riuscito a tracciare un percorso che, perseguito nel tempo, dovrebbe garantire risultati eccellenti anche se, nessuno si illuda, non potranno essere miracolosi, anche perché le persone serie sono consapevoli che i miracoli sono di competenza divina.

Lula ha avuto l’umiltà di accettare i vincoli del monetarismo, e ciò è servito a far crescere l’economia del 3/4 per cento l’anno e a creare in due anni tre milioni di posti di lavoro. Poco se rapportato ai 40 milioni di indigenti, moltissimo se messo a confronto con il risultato ottenuto da tutti i suoi predecessori.
Tutto ciò nonostante il bruttissimo scandalo delle tangenti che ha investito il suo Partito dei lavoratori, ma anche in questa occasione la sua umiltà e il suo coraggio, da uomo mite e ragionevole, sono corsi in suo aiuto: non è facile e non è da tutti presentarsi in televisione con le lacrime agli occhi chiedendo scusa a tutto il Paese. Non è facile, ma lui lo ha fatto e la gente ha capito o, quanto meno, ha apprezzato e sembrerebbe disposta a dimostrarglielo nell’autunno prossimo riconfermandolo alla guida della nazione.
Allora io non ci sarò, anzi già tra pochi minuti io non ci sarò, visto che il mio aereo sta rullando sulla pista di decollo.

Andrea Comparini aka Josef

fine

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