Magazine Mercoledì 25 gennaio 2006

In principio era il Subbuteo

Magazine - In principio era il Subbuteo.
Ero io l’allenatore, il presidente e molto spesso anche la punta o il fantasista.
La possibilità di avere il controllo totale della squadra del cuore.
Anche nelle partite solitarie, pur cercando di essere imparziale nel giocare con tutte e due le squadre, un occhio di riguardo per la mia squadra del cuore ce l’avevo.
Il portiere avversario guidato dalla mia mano sinistra arrivava sempre un secondo in ritardo sul tiro scoccato dall’indice della mia mano destra, la mano buona e giusta che guidava i miei colori.
In più la mia squadra del cuore era l’unica con tutti i giocatori possibilmente sani.
I figli del Subbuteo sanno che solitamente una squadra restava ben poco tempo integra, dopo qualche partita le miniature si spezzavano sotto palmi di mani amiche. Ebbene, quando ormai anche le cure mediche a base di Super Attack risultavano insufficienti, la mia squadra del cuore era l’unica che veniva rimpiazzata in toto con un nuovo acquisto in cartolibreria, perché giocatori spuri con casacche simili non potevano imbastardire i colori perfetti della mia squadra.

Poi venne il Commodore 64, Emlyn Hughes International Soccer, Microprose Soccer e quegli aborti squadrati a otto bit dai nomi improbabili diventavano nelle mie telecronache gli eroi della domenica.
Infine, Playstation fu: la rovina del tifoso e del calciofilo, la droga che soddisfa il tuo delirio di onnipotenza calcistica.
Compri giocatori che la tua squadra mai si potrà permettere, cedi quelli che non hai mai sopportato, cambi il modulo di gioco come avresti voluto da sempre suggerire al mister, imposti le esultanze che preferisci.

Ma il tifoso è tifoso, sempre e comunque. E quindi soffre nel vedere i propri colori vituperati, non sopporta di rendere ridicola la propria squadra anche se solo virtualmente.
Si allena, soffre, ci rimette l’interno del pollice, si trasfigura in un centauro metà uomo metà joypad, e solo quando è sicuro, solo quando sa che il margine di rischio è minimo, decide di sfidare l’altra squadra cittadina per umiliarla senza pietà in un derby casalingo.

Nel silenzio della stanza, senza vergogna, il tifoso inebetito davanti alla Playstation insulta il telecronista irritante che commenta le sue performance, si alza dalla sedia per esultare e fare il gesto dell’ombrello dopo un goal, cerca di far valere le proprie ragioni con l’arbitro che sanziona i suoi interventi sullo schermo.
Telefoni che squillano,voci di madre e fidanzata che pretendono risposte nel bel mezzo di un contropiede, cene che si raffreddano nei piatti non devono turbare la concentrazione del tifoso plenipotenziario da Playstation.

E quando alla fine, dopo notti insonni, mal di testa da tv e dita anchilosate riesce a vincere il campionato, festeggia di nascosto simulando interviste da trionfatore e lasciando ai posteri l’eco delle sue imprese salvate sulla memory card.

Alessio Caldano

di Annamaria Giuliani

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