L'adolescenza di Amleto - Magazine

Teatro Magazine Teatro della Corte Martedì 24 gennaio 2006

L'adolescenza di Amleto

Nelle foto alcuni momenti dello spettacolo

Magazine - Liceo Colombo, Liceo King, Liceo D’Oria, Istituto Firpo, Borgofornari, Primo Levi tutti presenti al Teatro della Corte, ieri martedì 24 gennaio, alla prima dell’Amleto di Elio De Capitani, in scena fino al 29 gennaio. Attira giovani il classico dei classici. Niente salotto per questa prima dunque, solo fermento di giovani effervescenti che all’intervallo sorpresi a se stessi, confrontandosi a gruppetti, si confessano perché questo Amleto gli piace: «Ho gli occhi ancora aperti, l’altra volta con “Molto rumore per nulla” a quest’ora dormivo».

Stanno zitti, seguono e nel secondo tempo, prendono coraggio, e ridono anche. Per quel magico gioco che solo il teatro sa generare, sul palcoscenico gli attori e la regia sembrano rispondere proprio all’esigenza di questo pubblico adolescente e questo Amleto con la sua Ofelia, il suo pudore e le sue paure ricorda molto Romeo e Giulietta e una percezione del mondo troppo pura per concepire la violenza. L’Amleto, sempre in scena, di Ferdinando Bruni è l’assoluto protagonista a favore di cui tutto, dal testo agli altri personaggi, Ofelia esclusa, viene in parte sacrificato. Va in scena il dolore per la perdita del padre, per mano assassina: così Amleto, padre del principe di Danimarca come Polonio, padre di Ofelia. La follia simulata del principe trova una versione più acuta in quella che avvolge e spinge al suicidio Ofelia, che da obbediente figlia, si trasforma in fragile capinera scossa dagli eventi, troppo fragile per perdere la sua unica guida nel mondo. L’amore tra i due non è salvifico, ma solo ulteriore ambito strapazzato dell’esistenza di due anime ancora vergini, piene di speranze di sogni, ma riempite di dolore e rancore prima ancora che fosse il loro tempo.

Invece di partire dai bastioni del castello, dove le guardie per prime colgono nella nebbia lo spettro del re Amleto, la storia si innesca a partire dal vivo della ferita che rosica dentro il corpo e la mente di Amleto-principe: il funerale-matrimonio, di sua madre con lo zio Claudio, che spoglia il defunto della vita, del trono e della sua regina. La Gertrude di Ida Marinelli, non emerge, né nel bene né nel male, tradita da un profilo che a più riprese mi ricorda la Gertrude di Glen Close, nell’Amleto di Zeffirelli. Mentre Claudio, zio-padre del principe Amleto, di Elio De Capitani si tiene un tantino in disparte, per quanto la parte glielo consenta, e quasi emerge come personaggio positivo, almeno fino allo svelamento ad opera del gioco del teatro nel teatro. Naturalistico l’Orazio di Corrado Accordino, vera spalla del principe, unico amico sincero e fedele sempre pronto al suo fianco come nel migliore cameratismo maschile, forse un tantino troppo in parte rispetto al clima votato al metafisico dominante di cui si fa portavoce con una corporalità sopraffina Fabiano Fantini interpretando lo spettro del re Amleto in completa nudità vestita di un luminoso quanto mortifero biancore.

Il quinto atto fa partire un secondo tempo segnato dalle due corde sui corre tutto lo spettacolo: l’ironia e l’amarezza, qui giocate sul filo di una comicità cabarettistica, condotta dai becchini, al lavoro per la sepoltura di Ofelia. La pazzia per Amleto è solo un ricordo; la vita lo assale dopo l’omicidio di Polonio, il suicidio di Ofelia, la sua condanna a morte, firmata da Claudio, in un messaggio che viaggiava con lui verso l’esilio, l’Inghilterra e ancora la furia di Laerte sono la vita; una vita che scaccia la noia, i bui pensieri, l'indulgere nell'incertezza fra l'essere o non essere, agire o perire; una vita che, stanato l’individuo, lo provoca fino alla morte.

Potrebbe interessarti anche: , Giudizio Universale: la Cappella Sistina secondo Marco Balich , Artisti e progetti vincitori di #UBU40 accanto a quelli di Hystrio, Rete Critica e ANCT , Turandot: la trama dell'opera, tra un principe pirlone e donne con scarsa autostima , Acqua di colonia: il colonialismo italiano secondo Frosini/Timpano , Dall'Olanda il teatro-incontro in Perhaps All The Dragons dei Berlin