Concerti Magazine Venerdì 20 gennaio 2006

Cesare, l'eterno outsider

Magazine - Cesare Basile ha quell'aria bohemienne e un po’ maledetta che ti aspetteresti ascoltando i suoi dischi o vedendolo in fotografia. Capello lungo, abiti rigorosamente neri, un cerotto sulla fronte che hai quasi timore di chiedergli se ha sbattuto contro lo spigolo di una finestra o è stato coinvolto in una rissa. Mercoledì 18 gennaio, a Genova fa quasi caldo, e lui racconta che a Milano c'erano zero gradi, e che il suo impianto di riscaldamento è rotto.

Cesare è un outsider da sempre: catanese di nascita, innamorato di Berlino, in cui ha vissuto prima e dopo la caduta del Muro, amico di un altro ribelle del rock come John Parish (uno che ha in curriculum un album assieme a PJ Harvey, per cui tanto di cappello) il quale gli ha prodotto il nuovo album Hallequin Song, in uscita in questi giorni per Mescal, in cui hanno suonato Manuel Agnelli degli , Marta Collica, e tanti altri.

Stasera Cesare è al Madeleine Café per la primissima data del suo tour, in acustico. Chitarra, voce e armonica. Un musicista che è anche cantautore, dalla caratura immensa e direttamente proporzionale all'onestà e all'intensità con cui vive la propria musica. Le sue sono appunto storie di emarginazione, di vite "differenti".
Zolfo racconta pirandellianamente dei siciliani che lavoravano in miniera, che non potevano neppure essere seppelliti cristianamente per via del continuo contatto con lo Zolfo, sostanza considerata diabolica. Poi c'è l'amore per il blues, che ti invade come uno spiritello di prima mattina, e non ti lascia più. La chitarra geme, si fa elettrica, evoca atmosfere desertiche vicine a quelle con cui l'amato Wim Wenders ha sonorizzato Paris Texas.

L'armonica trasuda malinconia, ma la voce rivendica un impegno a farsi portavoce di chi convive con qualunque tipo di menomazione (Dita al Corvo), che sia fisica o che sia, inevitabilmente, costituita dall'incapacità di adattarsi a uno stile di vita "socialmente compatibile". In chiusura, Basile annuncia: «Stasera voglio provare a suonare una canzone che amo molto, ma che non eseguo quasi mai». Ed ecco le note inconfondibili di Maria nella Bottega di un falegname, capolavoro minore del nostro Fabrizio De Andrè. Un omaggio a una Genova che stasera è rimasta a casa, o forse è andata allo stadio a vedere la Sampdoria stracciare la Fiorentina. Concerto per pochi, entusiasti, intimi. Il giorno dopo Cesare è atteso a Roma per un'ospitata in RAI. Davanti a un whiskey gli dico che sono certa che lo ritroveremo presto dalle nostre parti, con tutto il gruppo. E che non ne vediamo l'ora.

Monica Melissano

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