Il lato terapeutico dell'Arte - Magazine

Attualità Magazine Giovedì 19 gennaio 2006

Il lato terapeutico dell'Arte

Magazine - Quinto appuntamento con la rubrica di Marco Romei, che torna a mentelocale.it ogni terzo giovedì del mese. Chi si fosse perso i primi incontri si legga le con il filosofo del linguaggio Carlo Marletti, con il musicista Saam Schlamminger, con il fisico russo Andrei Varlamov e tutti gli altri. Buona lettura.

Marco questa volta ha incontrato Giulio Cesare Giacobbe, titolare dell’insegnamento di "Fondamenti delle Discipline Orientali" presso l’Università di Genova. Ha conseguito la laurea di Filosofia in Italia e il Ph.D. in Psicologia negli Stati Uniti. L’ultimo suo libro è .

MR «Perché tante persone preferiscono distruggersi piuttosto che amarsi?».
GCG «Non è una scelta intenzionale ma coatta. Chi guida le nostre emozioni, e persino il nostro pensiero, è l’inconscio. La nostra parte cosciente non ha molta voce in capitolo riguardo la nostra vita. Apparentemente siamo capaci di un libero arbitrio,in realtà siamo degli automi. Esiste la possibilità di rompere questo automatismo, ma la maggior parte delle persone non è capace a farlo e subisce i condizionamenti della propria esperienza: questo determina anche scelte irrazionali e autolesive.
MR «L’arte, in genere, è in grado di trasformare gli individui. E la società?»
GCG «Sì, perché l’arte in quanto maieutica, in quanto creazione, è di per sé trasformante in quanto di per sé crea il nuovo, e quindi genera un cambiamento rispetto alla situazione precedente. Trasforma anche l’individuo perché ha una grossa valenza terapeutica che viene spesso ignorata ma che è importante. Terapeutica non in senso risolutivo della nevrosi perché nessun artista è mai guarito dalla propria nevrosi, ma in senso difensivo: è un po’ come il mantra “Nam myo ho renge kyo”, che non guarisce ma consente di stare decentemente anche in uno stato di nevrosi. Così anche l’arte, che è consolatoria perché crea un universo ideale alternativo a quello reale nel quale tu stai bene, e quindi più vivi nell’arte e più stai bene».

MR «E la psicologia, invece?»
GCG «La psicologia ha ancora dei limiti. La psicologia occidentale è secoli indietro a quella orientale. La cultura orientale ha assunto come scienza guida, laddove noi abbiamo assunto la fisica, la psicologia. Pensa che l’inconscio scoperto da Freud all’inizio del Novecento era già noto nella tradizione yogica tre secoli avanti Cristo. Loro hanno scoperto la possibilità del controllo della mente 2500 anni fa col Buddha, noi con la psicologia dobbiamo ancora scoprirlo. Ci sta arrivando adesso la Neuroscienza che lavora direttamente sul cervello e che sta scoprendo che la maggior parte dei meccanismi cerebrali, pensiero compreso, sono automatici, ma che noi abbiamo la possibilità di disinnescare l’automatismo.
Il libro che ho scritto, Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita, ha avuto un enorme successo perché ha comunicato un’informazione esplosiva, e cioè che i nostri pensieri non li facciamo noi, e tranne quelli strettamente intenzionali, si fanno da soli. Normalmente i pensieri che ci passano per la mente durante la giornata sono prodotti dall’inconscio: il problema è che con la coscienza ne diventiamo consci e crediamo di averli generati noi, e li prendiamo sul serio. Bisogna diventare autosconsapevoli e rompere questo automatismo: ma fare questo significa diventare un Buddha. Nel libro mostro come con una operazione di controllo della mente, di distanza dai pensieri, di consapevolezza del loro automatismo, si spezzano i condizionamenti del passato, dell’esperienza, dell’inconscio».

MR «Si vive solo per scoprire la bellezza?»
GCG «No, perché la bellezza è una parte limitata della realtà. Il vero campo nel quale dobbiamo giocare la nostra vita è il piacere. Il piacere è un espediente che la natura ha inventato per farci fare delle cose anche gravose come ad esempio l’accoppiamento sessuale che se lo fai senza piacere diventa faticosissimo.
Il piacere è quello che ci permette di alimentarci, di crescere, di vivere. La criminalizzazione del piacere da parte della cultura religiosa occidentale è una delle massime aggressioni che sono state perpetrate contro la natura e quindi contro noi stessi».
MR «Come si evitano le invasioni barbariche quotidiane?»
GCG «Gli aggressori, le persone che entrano nel tuo spazio, ti impongono delle cose, cercano di trasformare in peggio la tua vita, queste persone sono i padroni di quel terreno della comunicazione che si chiama mass media. Le alternative sono due: o ti crei una sorta di vaccinazione attraverso il filtro della tua intelligenza, oppure ti ritiri in un eremo senza radio e televisione facendo il contadino e vivendo a contatto con la natura ma rinunciando alla vita sociale. Stando attenti però alla nevrosi del naturismo a tutti i costi: sai quelli che passano la vita a cercare prodotti biologici, e sono severissimi con sé stessi e soprattutto con gli altri, e se mangi un uovo fritto ti dicono che ti viene il colesterolo. Ma chiunque cerca di cambiare la tua vita è un aggressore: è una disciplina del Buddha, accettare le persone come sono e non cercare di cambiarle!»



è il drammaturgo del . Ha scritto anche per la radio e per il cinema. È sempre molto indaffarato a essere pigro.

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