Magazine Lunedì 16 gennaio 2006

Rock 'n roll e letteratura a disegni

Magazine - Fare fumetti aiuta a realizzare i desideri: permette di dare corporeità immediata a creature e vicende immaginate fino ad un istante prima. Come se non bastasse, esorcizza le ossessioni e riporta in vita i miti.
È così che, Davide Toffolo, già frontman mascherato dei , grazie alla sua maestria nel maneggiare matite e chine, riesce ad esprimere, parallelamente alla fortunata attività musicale, i propri moti interiori.
Sabato 14, in occasione di una recente ristampa dei suoi albi Il re bianco e Intervista a Pasolini ( ) ha fatto tappa alla FNAC di Genova.

Toffolo, come ricorda in una veloce introduzione , è uno dei più interessanti disegnatori italiani, uno dei nomi di spicco dell’editoria di settore, ma la sua figura non si esaurisce qui. Davide è soprattutto un viaggiatore della mente, non solo in senso figurato: per raccontare le proprie visioni, si documenta personalmente, viaggiando molto («Il viaggio ti rende santo»). Queste esperienze contribuiscono a mutare continuamente il suo segno grafico e la sua prosa.
«Per anni, ho vissuto la realtà della provincia italiana, a Pordenone: con ciò che ho attinto dal mio passato, ho nutrito la mia produzione. Attribuisco una notevole importanza alla mia adolescenza. Per questo modo quasi artefatto di scrivere, il mio è un linguaggio da adolescente assoluto», spiega quieto ma coinvolto ai numerosi presenti. «Vedo che le facce sono le stesse dei concerti: allora è vero che i fumetti sono come il rock’n roll!».
L’attività di musicista è inscindibile da quella di disegnatore: in entrambi i campi, Toffolo non occulta mai la sua natura innovativa, originale, indipendente: «L’uso della lingua che faccio, per quanto semplice, è attinente al mio tipo di musica». Insieme ai fumetti, essa rappresenta una delle sue dimensioni di eccitazione, le migliori espressioni esistenziali che avrebbe mai potuto desiderare.

Il re bianco, pubblicato con successo in Francia, è la naturale conclusione di un percorso: negli anni ’80, Davide- studente a Bologna- a contatto con grandi autori come Magnus, Mattotti, Scozzari, vede cosa sia condurre un’esistenza in qualità di artista che vive grazie ai fumetti. Decide così di organizzare un corso serale di disegno. Alla ricerca di un nome, si imbatte in un passo di Calvino su un fantomatico gorilla bianco, né essere umano, né scimmia, sospeso tra due dimensioni. Esattamente come il lettore di fumetti, in bilico sul filo di una situazione contraddittoria, a metà strada tra lo svago e la letteratura seria.
Anni dopo, Davide vede finalmente il gorilla bianco, un gigantesco primate albino simbolo dello zoo di Barcellona, dove-fino alla sua recente morte, sopravvenuta per un tumore all’epidermide- è stato una specie di mito: «Era l’Elvis dei gorilla, credo che nelle sue apparizioni avesse addirittura elaborato una certa ritualità».
Toffolo si arrampica su una sedia, collega la sua videocamera digitale ad un proiettore e, con animosità, illustra le riprese amatoriali fatte al gorilla: «Una grandissima fisicità, la sua. Vedete che schiena? Ecco, no, quello sono io…».
L’albo racchiude un racconto archetipico, in cui la vita in gabbia del gorilla è una metafora. Il rischio, ammette lo stesso autore, è quello di ridurre ogni aspetto della vita dell’animale ad una dimensione antropomorfa: «Analizzo la sua vita nei trent’anni di prigionia, il suo rapporto con la malattia, ma cercandone la diversità, non le attinenze con analoghe esperienze umane».

L’albo in cui dialoga in prima persona con Pier Paolo Pasolini, invece, ha avuto una genesi diversa: consumate le rimembranze del passato provinciale, Davide ha iniziato ad immaginare un nuovo modello di struttura narrativa.
Il corposo volume racconta, col tratto semplice e vibrante cui ha abituato i suoi estimatori, l’incontro in Rete con un mitomane che parla e si veste come Pasolini.
«Ho pensato che sarebbe stato utile fare fisicamente il viaggio che avevo immaginato, mantenendo i contatti con il blog del mio gruppo, approfittando dell’ospitalità che alcuni ragazzi mi offrivano, quando venivano a conoscenza dei miei spostamenti».
La scelta di Pasolini come interlocutore privilegiato è dovuta all’attenzione di Toffolo per il rapporto col passato, per gli scarti generazionali: «C’è una sua poesia, Caro ragazzo, che parla proprio della distanza incolmabile tra padri e figli. Rispecchia bene la mia sensibilità nei confronti dell’adolescenza: è dolore, è un’età difficile, con i suoi travagli sull’identità e la diversità».
L’ennesimo, fulgido esempio di come, anche in Italia, la tradizione autorale del fumetto sia tuttora in buone mani.



Annunciazione, annunciazione! I Tre Allegri Ragazzi Morti saranno a Genova, per un concerto al C.S.O.A. Zapata, sabato 28 gennaio

di Stefania Pilu

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