Occhi in tasca a Milano - Magazine

Attualità Magazine Mercoledì 28 dicembre 2005

Occhi in tasca a Milano

Magazine - Un’altra giornata fredda a Milano.
Guardo verso il cielo grigio che nasconde il sole e non promette nulla di buono. Io comunque sto per andare al’ a visitare Dialogo nel Buio, l’installazione nata nel 1988 a Francoforte che vuol far conoscere ai vedenti il mondo dei non vedenti, in un incontro che non lascia indifferenti. Già due anni fa questa iniziativa fu a Milano, ma solo per pochi giorni e ora è tornata, per restarvi almeno un anno intero. Un anno per imparare a rispettarci e prendere coscienza di una realtà che ci circonda, quella di chi usa altri sensi per orientarsi e non la vista.

Prenotazione obbligatoria: il mio turno è alle undici del mattino e terminerà dopo le dodici. Lascio la città rumorosa avvolta in un chiarore lattiginoso e varco la soglia. Oltre a me, nel mio gruppo, due signore di mezza età, un ragazzo e una ragazza che si tengono per mano e tre giovani ragazzi. Il primo passo nel buoi lo facciamo da soli, ma in breve tempo ci raggiunge la voce di Cristina, la nostra guida non vedente, che per prima cosa ci rassicura sulla tranquillità del “viaggio” che stiamo per intraprendere: qui tutto è ricostruito in modo da non farci correre nessun pericolo, semplicemente esperire. Cristina ci insegna come tenere in una mano il bastone dei non vedenti e come usare l’altra per percepire tutto il resto. Sentire la sua mano e la sua voce ferma mi rasserena, in un’oscurità totale, che sembra impedirti di percepire qualsiasi cosa.

Iniziamo il nostro percorso: sento d’improvviso il terreno farsi soffice sotto i miei piedi rendendo il mio passo quasi incerto. Mi rendo conto che volgo lo sguardo verso i suoni che sento, pur senza vedere nulla: Cristina ci invita a percepire con gli altri sensi: mi viene – inutilmente - da chiudere gli occhi mentre sento il rumore delle foglie, il profumo dell’erba e il vento, finché il mio bastone trova un vuoto davanti a me, come se la strada finisse. Mi sento smarrita e preoccupata, il buio totale intorno a me mi blocca. “E ora dove vado?”
Cristina ci invita a stare tranquilli, fare silenzio e provare a capire cosa abbiamo di fronte. In effetti si sente rumore di acqua e di legni che si toccano. Una voce che ci prega di salire su una barca che penso sia minuscola… faccio movimenti lenti e incerti per salirvi, le mie mani toccano il legno. Sento mani forti e sicure che mi aiutano e penso che loro stiano vedendo e io no. In realtà non è così, ma questa sensazione mi fa sentire piccola e dipendente e non mi piace. Prendo posto su una specie di seggiolino di legno e sento lo sciabordio dell’acqua, allungo la mano e sento gli spruzzi. È una bella sensazione. Peccato che l’acqua non sia salata, mi avrebbe fatto sentire più a casa. Una volta scesi tutti – lentamente – dalla barca e ci ritroviamo nel caos di una strada, tra i rumori delle auto, dei clacson e i beep del semaforo che si fanno sempre più veloci. “Togliti dalla strada e raggiungi il marciapiede, per le auto sta per diventare verde e gli automobilisti non aspettano…” mi esorta Cristina. Provo a muovermi velocemente, ma solo quando il mio bastone percepisce lo scalino del marciapiede e il mio piede vi sale sopra mi sento sicura. Vorrei vedere come se la cavano i miei compagni di viaggio, ma mi rendo conto che è meglio mi concentri su di me: devo muovermi, ciò che ho intorno cambia ancora, sento prima le voci di un mercato, rumori di libri e pentole e poi le mie dita scorrono su pareti rivestite di tappezzeria, dorsi di libri, mensole che mi fanno pensare a una casa calda, accogliente.

E d’improvviso un profumo intenso, di caffè: siamo giunti al bar, sento voci che chiacchierano e mi rendo conto di essere vicina al bancone: una voce di donna mi chiede cosa desidero: voglio un caffè e desidero assaporarlo… sento i rumori della macchina dell’espresso, il cucchiaino che si posa sul piattino. Le mie mani tastano il bancone freddo e raggiungono la tazzina. Assaporo il mio caffè che sento di aver conquistato e mi sembra buonissimo, come mai l’ho assaggiato. Devo pagarlo: so di avere delle monete in tasca e provo a passarci sopra le dita… sento una moneta più grande delle altre e ricordo che sono due euro. La donna dietro al bancone mi dà il resto e mi dice di controllare se è giusto. Tocco le monete, provo a immaginarle e poi le metto in tasca.

Cristina mi fa prendere posto su dei divanetti e mi accorgo di essere insieme ai miei compagni di viaggio. Iniziamo a parlare di ciò che abbiamo percepito, del senso di inadeguatezza e di ansia che ci ha trasmesso la totale oscurità intorno a noi, della scoperta di sensi che per lo più ci dimentichiamo di avere e usare.
Quando Cristina ci invita a uscire, mi rendo conto che il tempo è passato velocemente. So che tra poco una luce forte per i nostri occhi ora abituati all’oscurità ci avvolgerà e ricominceremo a guardarci intorno, forse notando molto meno di quello che potremo percepire.

Percepire di nuovo il mondo con gli occhi è rassicurante.. Consegniamo i bastoni bianchi e vedo Cristina. Ha un maglione rosso, i capelli corti e sorride. La saluto e la ringrazio. «Dovrei ringraziarvi io… non succede quasi mai che vi facciate guidare da una persona che non avete mai visto. Non solo avete avuto fiducia in una persona che non avete mai visto, ma che non vede!»
Mi stringo nella giacca, saluto i miei compagni di viaggio ed esco. Fa sempre freddo e il cielo lattiginoso lascia cadere qualche fiocco di neve misto a pioggia. Guardo in alto, sento i rumori della città che va avanti, provo a sentire il profumo della neve e aspetto che un fiocco mi si posi sulle labbra e si sciolga.
Oggi voglio vedere Milano diversamente. Con tutti i cinque sensi.

Micaela Montecucco

Dialogo nel Buio
Istituto dei Ciechi - Via Vivaio, 7 – Milano

www.dialogonelbuio.org
www.dialogue-in-the-dark.com
Prenotazione obbligatoria: 02 76394478
Orari:
Martedì, mercoledì e giovedì 9:00 – 18:30
Venerdì e sabato: 9:00 – 23:30
Domenica: 11:30 – 20:00

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