Tagli alla cultura sotto il tendone - Magazine

Teatro Magazine Mercoledì 28 dicembre 2005

Tagli alla cultura sotto il tendone

© art design: massimo federico

Magazine - Questa volta cominciamo dalla fine.
Tagli, il varietà ideato da Raffaele Rebaudengo, sotto il tendone di (solo ieri sera, martedì 27 dicembre), chiude con un coro appassionato che coinvolge tutti gli ospiti della serata, ecco il ritornello-tormentone:
«Taglia taglia la cultura,
viva il popolo ignorante
che l’inferno non spaura
non sapendo chi era Dante.
Taglia taglia la cultura
Resta la televisione
Per vedere la velina
Che si tuffa dal gommone
...
presto si farà una tassa
se vorrete far l’amore.
(musica e testi di Raffaele Rebaudengo)

È stato come tornare ai tempi d'oro del mitico Drive in. Un'alchimia, forse da perfezionare un tantino, di ospiti diversissimi per una serata di riflessione critica impostata sul modello del miglior Cabaret. Ricordate quello di Bob Fosse con la Minelli? Ecco simil.

Il varietà non si racconta si vive. E sulla pista circense è proprio quello che ti aspetti. Un numero via l’altro, grazie ad una buona presentatrice (Lisa Galantini), ad una buona orchestra (il neonato quartettto d’archi, gli Arcotrafficanti -Roberto Izzo, primo violino; Luca Campioni, secondo violino; R. Rebaudengo, viola; Stefano Cabrera, al violoncello) e poi un po’ di sano e intramontabile Shakespeare, con un Otello in due minuti scarsi e un Romeo e Giulietta in poco meno di tre, performato (tra gesti e bignamiche evoluzioni) a tempo di record da Alessandro Bianchi, per la voice over ministeriale il ciccio assunto -nel senso di assunto a lavorare, date le prestazioni a budget bassissimo. «Assunto ciccio, sei assunto».

Non avete capito? Perché è tutto un girotondo, un gioco di battute e siparietti, che punta ad una critica aspra, su chi pensa di far a meno della cultura o di poterla fare ridotta. Il gioco interpretativo di Tagli ruota intorno alla scure calata per mano della nuova Finanziaria 2006 sul mitico FUS, Fondo Unico per lo Spettacolo...con oltre 250 milioni di euro in meno e il panico nel mondo delle arti. E così tutto quello che Lisa Galantini, nel ruolo di ostessa, si può inventare è una stagione immaginaria di teatro, in cui rispettare la tradizione dei classici e dei grandi nomi, per non perdere pubblico. Su Lisa, che mostra il modellino della scenografia -sempre a causa dei fondi- incombe la voce del conto economico di Marina Remi che, fuori campo, smanetta a tutta birra sul suo pallottoliere riducendo tutto a cifre -soldi e tempistiche- dando sforbiciate drastiche a destra e a manca, in un lumbard che Guzzanti ci ha insegnato ad ascoltare come la voce di quelli con il portafoglio: «Senti ciccia con questi chiari di luna qua, l’Otello te lo fai in tre minuti o niente». E ci scappa anche un Macbeth, o meglio un'esilarante quanto melodrammatica Lady Macbeth, che Susanna Gozzetti carica nei toni indovinando alla perfezione il gioco ironico. Così quando riappare, per la seconda volta, dal pubblico la risata parte in automatico.

Tra il 24° Capriccio di Paganini, eccezionalmente intero (Andrea Cardinale al violino), l’Estate dalle Quattro Stagioni di Vivaldi (che è un pastiche tra Summer Time e una fuga di Bach, ma di Vivaldi neanche l’ombra), tutto è accordato sulle varie possibilità offerte dalla parodia, spinta spesso agli eccessi. È il caso di Mozart: un massacro delle note di Eine Kleine Nacht Music -in origine quattro pagine di musica- interpretate dal quartetto come se la puntina del disco saltasse, per via di uno spartito ministeriale imposto, altamente selettivo che seziona le frasi musicali con una cesoia. Il pubblico ride a crepapelle. Ed è forse il momento più alto, per la sensazione che anche la musica possa diventare oggetto di intelligente satira.

Satira, chi ha detto satira? Ecco che all'orizzonte si palesa un professionista, lo spassoso ed efficace Massimo Olcese con il suo monologo "Tutto a posto": «Se fosse tutto a posto, Bush non starebbe alla casa Bianca, ma a casa sua. E se fosse tutto a posto starebbe tutto in mano ai privati e non solo il governo». E poi pubblicità e il format televisivo è garantito. Chissà che non possa essere una buona idea da proporre alla Dandini?
Oltre alla musica classica il quartetto d’archi propone rivisitazioni anche di jazz e blues accompagnando Federico Sirianni in due pezzi seri un po' maliconici: Alla fermata del blues e un tributo a De André Amore amore che vai. Perché, in questa organizzata baraonda, c'è anche tempo per una certa lentezza e seriosità, per un Boris Vecchio e il suo sketch sul Come ammazzare il tempo o per Andrea Di Casa che intona con voce scura una lettura semi-seria sul concetto di Taglio, scritta da Elisa D'Andrea. Ci sta anche una lettura-musicata, leggermente avariata, per la voce di Antonio Zavatteri - narratore- di Pierino e il lupo di S. Prokofiev senza il lupo ovviamente, sostitutito da niente per problemi di budget, con imprevisti derivati.

Insomma saliti sulla giostra, non si scende fino alla fine e un ragazzo dice: «Ho riso, ma mi ha fatto anche pensare». Avanti così.

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