Natale in giro per il mondo - Magazine

Attualità Magazine Martedì 27 dicembre 2005

Natale in giro per il mondo

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Passare il Natale in un Paese la cui popolazione è prevalentemente di religione cattolica (circa il 90%) aiuta a combattere la nostalgia di casa, intesa non solo come focolare domestico, ma anche come suoni, odori e colori di strade, vie, piazze.
Sono un vagabondo da sempre, ma ciò non mi ha impedito di formare una famiglia numerosa che, pur non avendo il tempo di frequentare con una certa assiduità, amo con ogni me stesso. Se giudico con oggettività e sincerità, devo ammettere che attribuire le mie scelte unicamente al destino risulterebbe infantile, anche in considerazione del fatto che c’è stato un momento in cui ho avuto la possibilità di fermarmi a Beirut, e gestire, insieme alle mie quattro mogli, il ristorante di famiglia. Così facendo avrei potuto veder crescere la piccola Jasmine e i suoi dodici fratelli, ma la voglia di non fermarsi mai ha preso il sopravvento; questa è la mia natura e diventa sterile cercare di capirne le cause. In ogni caso sapere che c’è chi ti pensa rende più forti, così come l’aver qualcuno a cui pensare.

Come potrete immaginare, questo non è certo il primo Natale che festeggio in giro per il mondo, però sarà il primo che potrò festeggiare in costume da bagno, cosa che al vostro Josef, freddoloso per natura, risultava complicata anche a Beirut, nonostante i 18/20 gradi (media del periodo) invitassero a spogliarsi quanto meno nelle ore più calde.
Tra l’altro è possibile che alcuni di voi si chiedano che cosa ci sia da festeggiare per un musulmano in una giornata tipicamente cristiana. Visto che la domanda è pertinente ritengo opportuno fornire una risposta: sono un libanese, sono nato a Beirut, sono cresciuto in un Paese che fino alla fine degli anni settanta non conosceva l’intolleranza religiosa, di conseguenza era solito festeggiare ogni momento significativo per le varie e variegate comunità che lo popolavano. Personalmente ho avuto amici ebrei e amici cristiani, ed è per questo che non mi sono mai sentito di appartenere ad una fazione, ad un’etnia, ad una corrente religiosa, ed è per questo che, non accettando di vedere la mia gente scannarsi in nome di qualche entità astratta, ho preferito andarmene, e pur scegliendo di combattere comunque, su altri palcoscenici e in cambio di denaro, non ho mai fatto compromessi né con il mio modo di essere, né con il mio modo di pensare.

Potrà sembrare strano, ma noi libanesi siamo un popolo mite, anche se sono riusciti a farci nutrire di odio per quasi trent’anni. Ma noi sappiamo bene chi dobbiamo ringraziare, e questi sanno bene che per sempre si dovranno vergognare. Per fortuna i giovani hanno capito e si stanno ribellando a tutti quelli che vorrebbero renderli contemporaneamente martiri e schiavi.
Questi giovani, che sono il nostro futuro, riusciranno a ricondurre il nostro Paese in una direzione più consona alla nostra cultura ed alle nostre tradizioni. Del Brasile riprenderò a raccontarvi al più presto, per ora mi limito a porgervi i migliori auguri di buone feste.

Andrea Comparini aka Josef

continua...

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