Weekend Magazine Venerdì 23 dicembre 2005

Il promontorio del Mesco

Nella foto sopra le scogliere del promontorio. Sotto la curiosa scultura del B&B ricavata da un vecchio ulivo.
Il promontorio del Mesco è uno dei punti meno battuti delle Cinque Terre. Il milione di turisti all’anno che affolla il celebre parco nazionale predilige infatti la placida (ma incantevole) passeggiata del Sentiero Azzurro, la via che collega tutte le Cinque Terre lambendo il mare. Nelle giornate invernali con una buona visibilità vale però la pena di sperimentare questa via alternativa che, lungo un sentiero per nulla impegnativo (circa 3 ore su 300 metri di dislivello), regala una vista a volo d’uccello sulla costa ligure dell’estremo Levante.

Si può partire da Levanto, l’ultimo paese della Liguria Orientale prima delle Cinque Terre, per poi raggiungere a piedi Monterosso, il meno isolato dei borghi del parco. In mezzo si trova proprio il promontorio del Mesco, che a molti potrà ricordare il suo equivalente a Portofino: forme e vegetazione sono simili, ma diversa è la natura delle rocce (qui arenaria, conglomerato a Portofino). Anche qui, comunque, siamo in un parco naturale, circondato da un’area marina protetta che protegge il tratto di mare antistante.
Dal lungomare di Levanto si trovano subito le indicazioni per il sentiero 1, direzione Punta Mesco e Monterosso. Si sale lentamente tra le villette lasciandosi alle spalle il panorama sulla cittadina. Dopo un chilometro si incontra sulla destra un curioso Bed and Breakfast, con forti richiami alla Spagna di Dalì. Nel grande giardino, punteggiato dagli ulivi, trova posto un curioso totem in legno. L’ambiente è davvero rilassante e fricchettone, perfetto per un soggiorno in tarda primavera.

Continuando a salire si attraversa la strada asfaltata per poi raggiungere il tratto più spettacolare e meno faticoso del percorso, un lungo saliscendi quasi interamente affacciato sul mare. Di tanto in tanto si incontrano piccole case, terrazzamenti e ruderi, alcuni dei quali perfettamente ristrutturati, che testimoniano quanto fosse diversa questa montagna in un passato non tanto lontano, intensamente coltivata e vivacizzata da una piccola comunità di agricoltori. Ancora oggi resistono ampie zone coltivate a vigna o ulivo alternate alla profumata macchia mediterranea e al bosco.
Superata una bella pineta affacciata sul mare si giunge finalmente in vista di Monterosso. Poco più avanti si trova una deviazione per la Chiesa di San Antonio. Vale la pena di percorrerla perché, in cinque minuti, si arriva ad un punto panoramico dal quale si può godere una vista unica, che abbraccia tutta la costa delle Cinque Terre e, nelle giornate limpide, anche le isole dell'Arcipelago Toscano e la Corsica. Qui vicino si trovano anche i resti dell'antica chiesa che nel XVII secolo era collegata ad un piccolo convento. Si racconta che ai monaci che lo abitavano venne affidato il compito di segnalare con un falò l’avvicinarsi di navi corsare. A pochi metri da qui una postazione militare, ora in stato di abbandono, stona completamente con il paesaggio.
Tornando alla biforcazione precedente in mezz’oretta circa si arriva sulla spiaggia di Monterosso e poco più avanti alla stazione ferroviaria. Per tornare indietro è una saggia idea prendere uno dei numerosi treni che riportano a Levanto.

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