Concerti Magazine Venerdì 23 dicembre 2005

Lunga vita agli Iron

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Artista: Maiden Zena ( degli Iron Maiden)
Titolo: Demo
Tracklist
1. The evil that men do (da "7th son of a 7th son")
2. Children of the Damned (da "The number of the Beast")
3. Flight of Icarus (da "Piece of Mind")

Sarà che è un mostro, sarà che odia il Natale, sarà che Stakanov lo batteva con gli occhi bendati e una tazza di caffè in equilibrio sulla testa, il capoccia di Genovatune se ne infischia delle feste alle porte e mi rifila un altro demo da recensire...
Speriamo in un buon regalo di Natale, mi dissi.

Ebbene signori, le mie speranze non sono state deluse: tra le mie mani sfriccicanti, ho il demo dei Maiden Zena (già un "più" per il nome), gruppo capitanato dal già batterista dei Mother Suction, Michelangelo, e dalla sua donzella. Neanche a dirlo, di cover band si tratta, ma di quelle che ci sanno fare.

Spinoso, è vero, il compito di recensire una cover band del genere, perchè sappiam bene che degli Iron Maiden non possono esistere cloni perfetti. Penso, tuttavia, che possano esistere casi in cui la spontaneità del gesto possa fare apprezzare ugualmente l’impresa, e non è detto, come appunto in questo caso, che l’imitazione sia fredda e sterile. Ma lasciando queste ed altre considerazioni alla fine, passerei all’esaminare l’esecuzione dei tre pezzi proposti.

Si parte con The Evil that men do, da 7th son of a 7th son, a mio dire il disco più bello in assoluto del gruppo qui coverizzato (e volarono insulti e minacce di morte in mia direzione).
La canzone fila eccome, e subito risalta la voce di Serena che, ebbene sì, ripropone in chiave femminile la voce di Bruce Dickinson. E, davvero, la chiave della vittoria dei Maiden Zena è proprio la di lei voce: potente, calda, mai fuori tono, non esimendosi peraltro dal reinterpretare, seppur lievemente, le linee del già nominato Dickinson, con risultati piacevoli ed efficaci.

La canzone scorre via liscia e siamo già al secondo pezzo, Children of the damned, da The number of the Beast. Ben eseguita con, inutile dirlo, Serena decisamente a suo agio fra toni più intimi, ma anche splendida in acuti di rispetto.

Ultimo pezzo, che chiude con onore il Demo, Flight of Icarus, midtempo da Piece of mind, ben eseguito e pestato da Michelangelo a dovere.

Buona cover band, ottima voce, divertenti e spontanei, e si sente. C’è, ahimè, un piccola "ma": le chitarre. Nessun errore troppo grave che infici la qualità della registrazione, ma il feeling all’ascolto è che i chitarristi abbiano le dita ancora un poco di legno, non so se per inesperienza o per poca confidenza nei pezzi, tant'è vero che alla prova live i due musicisti in questione non hanno risvegliato questa sensazione.

Il risultato è un’esecuzione poco sciolta delle canzoni, e in generale qualche sbavatura negli assoli, che tuttavia non inficia gravemente, come già detto, il risultato finale. Bravi, sette all’otto incoraggiante.

Alexander Giorgino

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