'Esistenza, soffio che ha fame' di nuovo al Duse - Magazine

Teatro Magazine Giovedì 22 dicembre 2005

'Esistenza, soffio che ha fame' di nuovo al Duse

© Sabrina Losso

Magazine - «Ho accettato per servire. Sono un servo e basta», mi spiega Don Andrea Gallo raccontando com'è nato lo spettacolo Esistenza, soffio che ha fame, su parole e musiche ispirate a Qohélet e ad altri testi sacri. Don Gallo sarà protagonista di uno speciale evento spirituale che abbraccia tutte le religioni e le culture, al fianco della cantante Roberta Alloisio, all'attrice e regista Carla Peirolero e alle musiche di Edmondo Romano.

Pastore immerso nel mondo e tra la gente da sempre, Don Gallo mi accoglie nel suo studio, costantemente avvolto dai fumi del suo sigaro, per una lezione di vita. La stessa più o meno che offre a chi bussa alla sua porta e che, a suo tempo, ha offerto anche a Carla Peirolero. Lo spettacolo nasce proprio da un loro incontro. «Leggiti il Qohélet. Colui che prende la parola» le aveva consigliato quel giorno Don Gallo. «Non sai quante vite ha salvato questo testo», mi dice il pastore e continua: «da questo povero consiglio, di un povero vecchio, hanno fatto un copione», in cui si inseriscono anche testi laici: una poesia di Emily Dickinson, come attacco, e poi scritti di Teresa D'Avila, un racconto di Christian Bobin su Gesù, riflessioni di Simon Weil e Guido Ceronetti. Si ferma mi guarda e dice: «ci tengo alla parola vecchio, mi piace. E poi ho quasi 78 anni» e stringe la mano forte come a dire che ci sta dentro tutto il vissuto di una vita.

Il Qohélet è un testo sacro, fortemente poetico, dalla prosodia ermetica e profondamente simbolica. Un tempo chiamato Ecclesiaste, è il quarto dei libri sapienziali dell'Antico Testamento, attribuito a Salomone, ma più probabilmente redatto da autore ignoto nel III secolo a.C., che Guido Ceronetti ha, a lungo studiato, poi tradotto. Da lì viene il titolo dello spettacolo e da lì vengono anche le musiche ispirate all'Oriente reinterpretato da Edmondo Romano, che le eseguirà dal vivo con fiati etnici (flauti barocchi, irlandesi e anche il bansur indiano) e percussioni, spesso sovraincidendo in loco per creare loop che fungano da base, e intonare poi brani e canti ungheresi, bulgari, indiani, ma anche per creare diverse situazioni musicali da commento o dare il là ad una composizione tutta italiana di Giampiero Alloisio.

«In un Natale quanto mai confuso -continua Don Gallo- dove le contraddizioni sono tali (minaccia ecologica, un Occidente che dimostra di non saper accogliere il fenomeno della migrazione e che se non ha un nemico se lo inventa) in molti mi pongono la stessa domanda: riusciremo a sradicare dalle nuove e nuovissime generazioni - e qui ti dico si inserisce questa performance o messa in scena- l'assenza di futuro?». Non per dare risposte, come al solito, ma per ascoltare Don Gallo si muove e, come il suo Gesù, è profeta (portatore di un messaggio sacro) itinerante che si fa messaggero di un «grido per una situazione di illegalità e ingiustizia intollerabile». Non c'è modo di proporre a Don Gallo un'intervista, la sua è la parola di chi ha tanto vissuto e che deve uscire prima che sia troppo tardi: deve essere ascoltato.

«Ci sono 24 guerre al momento nel mondo. Stanno emergendo nuove dinamiche, nuove analisi e sono quindi necessarie nuove sintesi. Ma i poteri costituiti, cosa fanno? Bloccano questo risveglio. Il Qohélet smuove le coscienze» e se ne sente un gran bisogno ovunque per il riflusso sempre più incalzante di intolleranze e razzismi. «L'umanità va verso un'umanità inedita, ecco allora l'importanza di tutti coloro che cercano Dio con cuore sincero. Nella chiesa regna l'extra ecclesia nulla salus, ma io ho sempre commentato: "Allora saremo quattro gatti in paradiso". Oggi far credere che l'unico cammino di salvezza sia la Chiesa Cattolica è una contraddizione, perché il significato stesso del termine Cattolico è universale. Confini universali nel rispetto di tutti. E poi nessuno possiede la verità in terra, mentre tutti insieme, tutte le religioni insieme, posseggono la chiave della verità». Le parole di Don Gallo corrono rapide intercalate da profonde pause in cui il suo viso tutto si contrae stringendosi nel pensiero che va ad esprimere, e altrettanto veloci si accavvallano le mie possibili domande. Ma come può la nostra chiesa essere ancora pronta a interventi colonialisti e da Crociata? L'ho detta.
«La mia critica profonda, il mio dissenso è il mio massimo segno di fedeltà alla chiesa. La mia critica si rivolge alla struttura e mai mi rivolgo a soggetti particolari. Non è possibile che la chiesa di Gesù, in questi tempi rinnovati deve essere cosmica, rimanga una monarchia assoluta e feudale».

La messa in scena sarà dunque un altro modo per Don Gallo per predicare la pace, che già promette la colomba appesa al collo e che trapela da ogni sua riflessione: «unità del genere umano non vuol dire uniformità. Il Qohélet recupera consapevolezza di questa uguaglianza. Per valorizzare le proprie culture non resta che coordinarsi. La pace è convivenza, principio istitutivo e costitutivo. Come chiesa cattolica non temo niente, il primato della coscienza personale è dottrina certa. Chi dice il contrario è eretico».

Nell'incontro con Don Gallo, Carla Peirolero ha trovato il giusto completamento al suo cammino fra le culture, le religioni compiuto ogni anno attraverso il Suq. «Da tempo ormai mi confronto con culture, tradizioni e modi di pregare profondamente diversi. Ho avvertito distanze, ma anche molti atteggiamenti comuni, come cercare l'ascolto». Lo spettacolo è un modo per porsi insieme delle domande, ascoltando anche testi sacri induisti, buddisti, dal corano, sapendo che al di là troveremo solo il silenzio delle risposte». Alla fine una distribuzione di pani concluderà questa nuova liturgia delle religiosità, un gesto rivolto a ricordare che l'umanità è fatta di tempo: il pane azimo e i biscotti rappresentano un tempo breve, perché non lievitati; biscotti e pane di pasta lievitata parlano di tutt'altra dimensione del tempo. E il gesto riconduce ad un senso di comunione e condivisione su cui riflettere.

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