Un'ora sola per capire gli anni '70 - Magazine

Teatro Magazine Teatro Hops Mercoledì 21 dicembre 2005

Un'ora sola per capire gli anni '70

Nelle immagini le attrici, Marianna De Fabrizio e Elena Vanni, in alcuni momenti dello spettacolo.
© Dario Pignatelli

Magazine - Anni ’70: io ci sono nata, ma li ho giocati ignara in un cortile.
Anni ’70: una fitta successione di avvenimenti, fatti di sangue, evoluzioni nello stato di diritto.
Anni ’70: come i nonni che non ho mai conosciuto.

Adesso uno spettacolo fatto di parole e un raffinato alternarsi di Buio-Luce li racconta: A.V. storia di una B.rava R.gazza, di Chiara D’Ambros, Marianna De Fabrizio e Elena Vanni (vincitore del Premio Tuttoteatro.com, per le arti Dante Cappelletti – 2004), fino al 24 dicembre al teatro H.O.P. Altrove (una produzione ).

Due donne su una scena nuda ripercorrono i mitici e oscuri anni 70: i pantaloni a zampa, i Beatles e Woodstock vs le lotte operaie, gli anni di piombo e le Brigate Rosse. Due ragazze su due binari temporali distanti, ma paralleli, affrontano la stessa storia: Angela (Elena Vanni) racconta in prima persona una vita di emancipazione e sacrifici, di lavoro in fabbrica e impegno politico fino a quando diventa maestra elementare e brigatista. Accanto a lei, su un’identica sedia rossa, Ragazza (Marianna De Fabrizio) vive il tempo odierno dei suoi diciannove anni, lento e annoiato, privo di traguardi. La maturità la spinge a ripercorrere la storia recente, in una goffa imitazione della “Lombardi” – compagna evoluta e snob, genere radical-chic - che include proprio Angela, sua supplente elementare.

Anche fisicamente Ragazza e Angela rappresentano due momenti diversi: Angela è una donna magra, dal caschetto démodé, vestita di una maglietta attillata e di una gonna rossa al ginocchio sopra a stivali neri. Ragazza ha forme più morbide, capelli legati senza cura, una canotta firmata, un paio di jeans e scarpe da ginnastica: modello figlia-a-carico-fino-ai-trenta. La vita di Angela è dominata dal necessario («in filosofia: ciò che è e che non può non essere», come recita spesso Ragazza nella sua attività autodidatta).

Non c’è retorica in questo spettacolo, non c’è ideologia, l’impegno è profuso verso una dimostrazione calata dentro panni veri, magari anche sporchi, che odorano d’individuo e della sua piccola storia che accade dentro e accanto, ma a volte anche oltre, la Storia con la maiuscola. Lo stupore, il crescente entusiasmo che Ragazza manifesta (nell’interpretazione convincente e senza maniera di De Fabrizio) lungo le pagine della storia -fino alle lacrime finali vere- sono la misura e il ritmo dello spettacolo, che trovano controparte nel pulsante passato di Angela, nel suo vivere con furore da eroina, da guerrigliera dei diritti, capace di abbandonare l’amore e sposare la causa brigatista, autoconsegnandosi alla morte o alla prigione. «Maestra come si fanno le stelle? Si parte dal contorno», in quel momento Angela prende la sua decisione. Ragazza riflette sul concetto diritto-dovere, leggendo i materiali sottratti in biblioteca, per uscirsene con una constatazione disarmante, perché vera: «...ma io mi sento in dovere di essere bella», con cui implicitamente, forse si chiede: “e i diritti allora oggi quali sono?”

L’ascesa di Angela si intreccia con il molle fluire della vita di Ragazza, senza tensione punteggiato dalla noia, poche curiosità e la TV. Quando l’accende, su di lei significativamente cala il buio. Se Angela è tutta azione e lotta, Ragazza è solo auditrice da una piccola città di provincia come Alessandria, che vorrebbe come fidanzato Kurt Cobain e per dimenticare va avanti a pane e nutella; che si confronta con tutto un mondo di omertà (la posizione della madre che non compare, ma trapela dalle parole di Ragazza), negazione dei fatti e riflusso fascista; ma ignora e si indigna ma poi pensa: «Sono troppo nata negli anni sbagliati». Piazza Fontana (12 dicembre 1969) è un monito segnato dal nero di schieramenti fascisti e dal commento dell’Observer dell’epoca che bolla il fatto come «il gesto di una classe dirigente intimorita da una classe operaia unita»; per Ragazza un lutto nazionale dove morirono molte persone. Una strage di stato esemplare da cui le altrettanto sanguinose azioni BR (oltre alle azioni nelle fabbriche, è ripercorso l’omicidio dell’avvocato Fulvio Croce), si differenziano perché mirate e rivendicate.

Un geniale scritto post-moderno che ci assalle con mille dubbi, ma ci lascia pieni e ci invita a rincorre una questione di autocoscienza: chi siamo? da dove veniamo?
Un’ora di presente per rinfrescare la memoria e capire che i diritti di oggi, vissuti con indifferenza, sono un frutto di ieri da trattare con cura.

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