Un'operina sui Re Magi - Magazine

Teatro Magazine Auditorium Eugenio Montale Venerdì 16 dicembre 2005

Un'operina sui Re Magi

Nelle immagini alcuni momenti dello spettacolo

Magazine - I re magi sono sempre stati i miei preferiti. Da bambina quando veniva l’ora del presepe, erano quelli della prima fila, insieme al pastorello, quelli vestiti stranamente e riccamente. Erano loro che portavano i regali e inconsciamente erano i più affascinanti, certo per via degli eccentrici doni: non cibo, non giochi, non vestitini ma oro, incenso e mirra. Il loro lungo viaggio poi è sempre restato chiuso in una parola e tralasciato, perché più importante era l’arrivo. Da dove e in che modo giungevano, da bambini, non ci era dato sapere. Era solo noto che i tre seguivano la grande stella cometa. Altro pezzo forte.

Su un tema tanto caro all’immaginario infantile, Gianni Bruno ha costruito uno spettacolo teatrale per bambini I Magi. Oriente e Occidente verso la stella: operina musicale in scena all’Auditorium E. Montale (Teatro Carlo Felice), ancora sabato 17 (ore 17) e martedì 20 dicembre (ore 10) -questa replica è stata annullata causa sciopero dei dipendetni del Teatro. Mettendo insieme un’intera compagnia di artisti e musicisti, più un coro di giovanissime voci bianche (della Scuola M. Mazzini diretto da Vera Marenco e Andrea Basevi), sulle musiche di Paolo Vivaldi (anche al pianoforte) e il testo di Alessandra Vannucci ecco la vera storia di quel celebre lungo viaggio da Occidente a Oriente.

Sullo sfondo di un grande tappeto persiano più o meno volante -dal palcoscenico sale su e diventa fondale-, la storia si svolge lungo un spartito musicale molto ampio che punta in gran parte su melodie orientali (anche cantate dal persiano Mohssen Kasirossafar), lasciando la narrazione alla soavità delle tonalità indiane di Francesca Cassio (docente al conservatorio di Vicenza, dove è l’unica cattedra di canto orientale) e alle sue note prodotte attraverso lo strumento tanpura. Questi Magi, Melchiorre il più vecchio (Giuliano Fossati), Baldassarre (Federica Granata) e il mago cantautore Gasparotto (Fabrizio Matteini con capra diabolica al seguito) sono tre sapienti d’Oriente, abili in diverse arti magiche e veggenti, più precisamente sacerdoti persiani (magu, appunto, nell’antica lingua, da cui attraverso il greco deriva il nostro mago). E la magia è al centro di tutta questa storia così come lo è la quotidianità di un viaggio attraverso il deserto svolto da tre spiriti pigri, poco avvezzi alle fatiche terrene e piuttosto inclini a scaramucce e dispetti. L’equilibrio tra interpretazione alta e bassa, tra ironia, magia e sortilegio e facili gag da burloni, che tanto fanno ridere i bambini, è perfetto. Ma la musica...la musica... parlata (attraverso il testo in rima, svolto spesso per filastrocche e reso con preziose modulazioni canore da Francesca Cassio), cantata (nella profonda e toccante interpretazione, molto spirituale, di Mohssen Kasirossafar e nelle brevi parti lasciate alla giovanissima stella cometa), suonata e mimata (Gasparotto simula di suonare il flauto, reso per lui dal vivo dal clarinetto di Carlo Salvia).

Su un cammello, dalla buffa e claudicante andatura –ben resa da movenze, smorfie e grugniti di Matteini e Fossati- trascorre il viaggio dei magi tra il deserto, l’oasi magica e la città di Erode: ricca di prelibatezze che Fossati rende palpabili ai ragazzi, correndo in platea ad assaggiare farfalle candite o cavallette al miele sulle teste divertite dei giovani spettatori. Su un ponte fatto con un capello, i tre al fin giungono a destinazione scavalcando montagne si ritrovano al cospetto «del re dei re, un umile che corte non ha».

E la morale sta proprio lì nella realtà di un luogo misero e spoglio, ma pieno di calore umano e pace, dove «La virtù dell'uomo saggio è l'umiltà», che gli stessi magi, nonostante il lungo viaggio, faticano a comprendere, continuando a litigarsi per essere i primi a porgere il loro dono.

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