La Sandrelli vince a teatro - Magazine

Teatro Magazine Teatro Politeama Genovese Venerdì 16 dicembre 2005

La Sandrelli vince a teatro




È sì, può capitare che Stefania Sandrelli, sulla soglia dei suoi splendidi sessant’anni e sulla breccia artistica nazionale da quando ne aveva 15 (vinse un concorso di bellezza che le fece ottenere la sua prima parte cinematografica ne Il federale di Luciano Salce, seguita subito dalla seconda, ossia Angela in Divorzio all’italiana di Pietro Germi), in scena al Politeama Genovese, non riesca a riempire la sala di Via Bacigalupo, ben abituata ai pienoni.

Chiarisco subito che Un'ora e mezza di ritardo, scritta da Gérald Sibleyras e Jean Dell, il cui debutto parigino è del settembre scorso, mentre quello italiano, con l’adattamento di Michele Ainzara e la regia a modo di Pietro Maccarinelli, risale a meno di un mese fa, è una pièce accattivante, gentile, ben costruita.

Apparentemente troppo lieve, in realtà veicola contenuti importanti, anche molto seri, accompagnandoli col sorriso, talora amaro, ma mai con lo sghignazzo e mai colla seriosità – che, notoriamente è altra cosa rispetto alla serietà.
I protagonisti in scena sono due.
Luciano Virgilio, che più nella parte di così non potrebbe essere, detta splendidamente i tempi e duetta con grande professionalità e scioltezza di recitazione con la Sandrelli.
E lei, la primadonna che decide di tornare, credo per la terza volta soltanto in una carriera pluriquarantennale sulle assi del palcoscenico teatrale, affronta e vince la sua prova, perché si mette in gioco senza rete, e così qualche minima esitazione finisce per arricchire la psicologia del personaggio da lei interpretato. Non calca la mano, non cade nel facile gioco del diveggiare, dona al suo personaggio una vita reale che, probabilmente, molte donne sentiranno propria.

La trama è semplicissima.
Un esile fil rouge –un invito a cena di amici continuamente rimandato– crea i presupposti per far entrare lo spettatore nella storia di una coppia mediamente felice, sull’orlo del presunto abisso dell’età matura.
Proprio la paura, il rifiuto, i tentativi di rimandare un salto “nel vuoto” sono all’origine di un “parlare” che, da cinque minuti, si dilata momento dopo momento, in un tempo in cui marito e moglie s’incontrano e si scontrano, ma alla fine capiscono e si capiscono.

E così dopo appunto un’ora e mezza (precisa…) Stefania Sandrelli e Luciano Virgilio escono per andare finalmente alla cena in casa di amici e il pubblico sfolla, contento di aver assistito ad uno spettacolo gradevole, stuzzicante, senza essersi accorto del passare di quei novanta minuti. Resta il quesito iniziale sul come mai della risposta di pubblico quantitativamente non troppo numeroso. Forse non ha funzionato il “richiamo” che doveva essere dato dalla Sandrelli.

Un’occhiata veloce veloce è sufficiente per rilevare il livello ottimale di una carriera cinematografica con poche concorrenti nel Dopoguerra, (solo ad es. C’eravamo tanto amati (1974) e La terrazza (1979) di Ettore Scola), poi passata all’erotismo di Tinto Brass La chiave (1983), per tornare a grandi interpretazioni come in Speriamo che sia femmina di Mario Monicelli (1986), ne La famiglia, (1987), di nuovo diretta da Scola, in Mignon è partita (1988) di Francesca Archibugi, fino a L'ultimo bacio di Gabriele Muccino (2001).

Coronamento migliore non poteva essere che il Leone d'oro alla carriera, consegnatole il 10 settembre scorso dalla figlia Amanda (l’auspicio di un “passaggio delle consegne”?). A lato il gran successo nella fiction televisiva ne I racconti del maresciallo (1984) di Giovanni Soldati, Come una mamma (1991) di Vittorio Sindoni e le prime tre serie di Il Maresciallo Rocca (1996, 1998, 2001) di Giorgio Capitani.

Repliche fino a domenica 18 dicembre.

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