Magazine Venerdì 16 dicembre 2005

L’albero delle lettere

Fredda mattina di metà dicembre. In giro per i vicoli a sbirciar vetrine.
L’amica che per qualche ora ha deciso di vagabondare con me mi dirotta verso via di Canneto il Lungo, là dove il sole del buon Dio non da i suoi raggi, in una caverna dalle pareti color pesca, incastrata tra un fruttivendolo e qualche macelleria.
Si tratta de L’albero delle lettere, una piccola, deliziosa libreria, scrigno di cellulosa e inchiostro gestito con passione e affetto da , indomita donna di Sardegna, approdata da poco meno di due anni a Genova.
Dopo una vita trascorsa a Sassari, una laurea in biologia, un dottorato in microbiologia e una breve parentesi parigina in qualità di ricercatrice, esaurita la vena razionale, ha deciso di divertirsi sul serio, dedicandosi ad una sua grande passione: la letteratura.
Le brillano gli occhi, quando parla di autori, grafica delle copertine, consistenza dei supporti cartacei. Sa il fatto suo.
E, quando un avventore chiede un consiglio, dispensa suggerimenti senza lasciarsi condizionare dai successi strombazzati, proponendo titoli originali, scrittori misconosciuti, suscitando curiosità.

«Quando ho deciso di iniziare questa attività, ho pensato principalmente a due cose: ai bambini e a quell’editoria minore che trova poco spazio sugli scaffali delle grandi librerie ad altezza occhio », mi spiega.
I libri per ragazzi occupano quasi metà del negozio: la letteratura di genere ha fatto grandi balzi in avanti, se paragonata a quella di qualche anno fa.
Ricordiamo divertite alcune terribili illustrazioni sanguinolente e patetiche di vecchie edizioni del deamicisiano Cuore. Per mostrarmi la differenza, afferra una copia della stessa opera edita recentemente dalla Corraini, illustrata da Maggioni e Rebori: disegni a china nera e rossa, moderni, spigolosi, visivamente stimolanti.
L’attenzione per i lettori più giovani non si risolve nella semplice proposta di testi alternativi ai modaioli Harry Potter o Geronimo Stilton: da un paio di mesi, infatti, Stefania collabora con alcune strutture cittadine, come Lo spazio didattico di Palazzo Ducale, e organizza incontri mensili con scrittori e illustratori.
Sussurrare al Bianconiglio coinvolge, a turno, grandi e piccini: gli adulti stringono la mano a chi nutre i sogni dei loro frugoletti, e i bimbi giocano con carta, forbici e pennarelli grazie ai laboratori a tema. «Poche settimane fa, ho presentato un libro di fiabe africane. I bambini sono usciti di qua indossando le maschere di cartone fatte da loro, ispirate alle storie che avevamo letto. Bellissimo».

Seppur limitata dal poco spazio a disposizione, Stefania tenta di promuovere anche iniziative collaterali: «Innanzitutto, come gli iscritti alla mia newsletter ben sanno, l’impianto di filodiffusione del negozio è sempre sintonizzato sul programma Fahrenheit di Rai Stereo 3: è un’oasi in cui si parla di letteratura, e -poiché quelle frequenze non sono raggiungibili ovunque- ne consento la fruizione a chi viene a curiosare tra i miei libri».
Le pareti libere del negozio, poi, trasformate in piccoli spazi espositivi, sono arricchite da acquerelli, incisioni, schizzi di disegnatori locali: «È difficile, per chi non ha ancora un nome, trovare dei luoghi in cui esporre poche tavole, agratise, e magari riuscire anche a venderle. Così, finché ci sarà spazio, qui…».
Il gusto estetico di Stefania è discreto e originale: colori caldi e rilassanti, luci tenui, un gigantesco rocchetto di legno usato come tavolino espositivo, fantasiose lampade realizzate con alluminio e fogli di giornale da un amico architetto, antichi ferri da stiro («Mia nonna era una sarta») riutilizzati come reggilibri, sculture in ferro realizzate dall’eclettico papà.
Tra i numerosissimi testi in lingua originale (spagnola, nordeuropea, spagnola, francese), uno spazio è riservato, con orgoglio, alla letteratura sarda («Un po’ sottovalutata, a torto): i libri della Condaghes, de Il Maestrale (con i primi lavori di Salvatore Niffoi e Marcello Fois), della coraggiosa Ilisso che, oltre ad una bellissima serie di grandi volumi fotografici dedicati all’arte isolana (scultura, gioielli, costumi, pittura), pubblica numerosi autori stranieri, altrimenti introvabili in Italia.
«Se riuscissi a coinvolgere almeno una piccola comunità sarda, non esiterei a portare anche libri in limba. E poi non vedo l’ora che vengano ripubblicati quelli della Deledda, per poterli esporre e divulgare: è un patrimonio culturale di cui non si può fare a meno».

Sabato 17 dicembre, h.18:30: presentazione del romanzo Senza Coda (Fanucci Ed.) di . Interverrà l’autore



di Stefania Pilu

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