Magazine Mercoledì 14 dicembre 2005

Un secolo in dodici capitoli

Magazine - Dodici capitoli, sotto 14 sostantivi per un dialogo lungo 24 interviste tra il giornalista e Giuliano Galletta e il letterato .
È questo in brutale sintesi il contenuto di un saggio dedicato a tutto un secolo (forse non ancora concluso) e tradotto per noi da chi, proprio in mezzo a quel secolo, ha dato vita ad alcuni dei maggiori esperimenti artistici italiani (tra cui ricordiamo il Gruppo '63, l'Orlando Furioso con Ronconi e Passaggi con Berio). Un materiale recuperato dai venti minuti di sedute Sanguineti/Galletta (tra l'ottobre 2001 e l'aprile 2002) e realizzati per una trasmissione TV (sull'emittente genovese Telecittà).
Sanguineti/Novecento. Conversazioni sulla cultura del ventesimo secolo è un libro denso che parte dal macroscopico, da un volo d’uccello su tutto un secolo e si addentra nella profondità delle esperienze dirette del letterato, cinefilo, scrittore e intellettuale al lavoro nel teatro e con la musica quale è Sanguineti, in questi giorni al centro dell'attenzione per il , (a Bologna sono in corso le cinque serate-evento partite lunedì 12 - fino al 16 dicembre - da lui curate: Ritratto del Novecento, una lunga gita attraverso cento anni di cultura recente tra musica, video, letture e ospitalità).

Per titolo, si diceva, i capitoli portano un sostantivo, che indica ora un concetto a lungo al centro di accese controversie ("Ideologia"; "Avanguardie"; "Realismo"; "Psicanalisi"; "Erotismo"), ora una delle arti del pensare e del creare ("Musica, teatro"; "Romanzo, teatro", "Cinema", "Televisione"). Mentre, interrompendo una certa linearità di struttura, la digressione manzoniana "Filosofi" approfondisce il rapporto tra Sanguineti e quattro imprescindibili pensatori: Lukács, en passant Croce, Gramsci e Benjamin.
Altri due capitoli, connessi ma lontani (il secondo e l'ultimo), fuoriescono dalle classificazioni di cui sopra per proporre due tematiche vecchie quanto la tragedia greca (o forse avrei dovuto dire quanto il mondo), ma anche ahimé di urgente attualità: "Guerra" e "Morte". Due termini che hanno aperto e chiuso il XX secolo, vuoi per il clima di guerra che l'ha segnato (dalle due guerre mondiali, alla Guerra Fredda, alle guerre d'indipendenza delle colonie europee, alle guerre del Golfo, ecc.), vuoi per la continua necessità umana di fronteggiare la morte -esito ineludibile della vita - combattuta attraverso varie interpretazioni più o meno scientifiche del mito dell'eterna giovinezza. Due tematiche che mi piace riassumere con le parole stesse di Sanguineti: «Direi che la sola morte che oggi veramente intervenga con pressione forte è la morte violenta». Il che riassume il modo moderno di vivere morti e guerre attraverso i media: dalle immagini delle nuove guerre, agli efferati infanticidi ad opera di madri a vario titolo disagiate; dalle stragi terroristiche (del conflitto israelo-palestinese; o di New York e Londra), fino alle devastazioni per mano di fenomeni metereologici (ricordiamo il recente Tsunami sull'Asia e l'uragano Katrina sulla parte povera dell'America del Nord).

Navigando il libro, ancora seguendo le sue indicazioni paratestuali, giungiamo al sottotitolo: sempre frase emblematica estrapolata dalle acute risposte di Sanguineti, che funge da anticipazione, sintesi ed espressione chiave di un modo di guardare e pensare.
Quella a cui assistiamo leggendo, ma sentendoci anche un po' spettatori del secolo dello sguardo, è una storia del ‘900 a quadri o stazioni dove cominciare dall’uno o dall’altro dei capitoli è una libera scelta, dettata dalla curiosità e dal carattere di un secolo segnato dalla frantumazione: trascorso lungo un’asse di ricerca di nuovi modelli, accanto al recupero di antiche forme; lungo un’avanguardia approdata poi ad un ritorno all’ordine. Un «deposito di esperienze» molto articolato e di volta in volta intrecciato a ideologie storiche correnti, a modi del pensiero atti a rappresentare la vita e via via tradotti in regole pratiche, in forme politiche, letterarie, teatrali o figurative dal forte messaggio.

Estremamente attivo negli anni ’60, Sanguineti con naturalezza biologica -che certo suscita una certa invidia- guarda al ‘900 collocandosi senza sforzo tra le avanguardie storiche, nel conflitto ideologico, il capitalismo e il comunismo («Gli unici a rimanere marxisti sono stati i capitalisti», concetto ricorrente), ma anche perfettamente aggiornato sui recenti rigurgiti di estremismi e integralismi. Quello che come Sanguineti potrebbero, a livello biologico si intende, fare in molti, riesce così bene a lui per quell’infantile curiosità (nel senso che appartiene al periodo dell’infanzia) attuata con metodica ineffabile -segno distintivo della sua formazione- restituendoci un dottore in molte materie. Ecco forse Sanguineti, ribadendo il suo essere profondamente umanista, non affronta in questo volume questioni di carattere scientifico o tecnologico -l’accenno al montaggio, tecnica cinematografica, presto tradotta in metafora per un’operare artistico che predilige il collage su tutte le altre tecniche, è sporadico esempio. E forse il suo discorso è tutto un po' troppo declinato al maschile, valga per tutti una sua riflessione sulla questione del soggetto: «La storia dell'Io...è...la storia di un corpo e delle sue pulsioni e di quello che, appunto, muove da un terreno libidico e da un atteggiamento immediatamente esistenziale». A cui si può aggiungere una valutazione più spicciola che riguarda la citazione di figure femminili in questo viaggio nel '900, uguale a zero.

Sanguineti/Novecento. Conversazioni sulla cultura del ventesimo secolo
a cura di Giuliano Galletta
Il melangolo, Genova, 2005
pp. 119, 16 euro

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