Balocchi, strenne e auguri - Magazine

Mostre Magazine Mercoledì 7 dicembre 2005

Balocchi, strenne e auguri

Magazine - Un Natale lungo un mese. È questo il sogno di tutti che l’assessore alla cultura della Provincia di Genova, ha reso realtà con un calendario fitto di appuntamenti dall’Avvento (dal 9 dicembre 2005) alla Befana (l’8 gennaio 2006).
Cuore del progetto: una mostra e un libro strenna. Accanto concerti, laboratori di decorazione e giocattoleria; una festa d'auguri (lunedì 19 dicembre, nel Loggiato di Palazzo Doria Spinola dalle 17) in compagnia di cornamuse, flauti, organetti e percussioni del quartettto Le Roussillon (Fabio Rinaudo, Edmondo Romano, Davide Baglietto e Filippo Gambetta): musica tradizionale italiana e francese. E, sempre nella giornata di auguri, al Sivori il film di Frank Capra, La vita è meravigliosa ad ingresso gratutito su tre orari: 15, 18 e 21.

Venerdì 9 si parte con Il Paese dei Balocchi un’esposizione di giochi, giochini, giornalini, giocattoli e giochetti dai primi del ‘900 fino ad oggi. All’opera di allestimento in questi giorni, nella Sala Liguria Spazio Aperto della Fondazione Colombo (partner dell'iniziativa), insieme al figlio lo scenografo Giorgio Panni. Un ecclettico ed effervescente maestro dell'arte scenica che, con fare istrionico, si presenta: «Io sono la storia del teatro» e a buon titolo lo dice, essendo custode dell’Archivio Trionfo (alcuni pezzi in mostra), proprio perché è con Aldo che cominciò il suo viaggio professionale e alla scoperta della Liguria.

Sull’ingresso il benvenuto è affidato ad un albero di natale gigante costruito in legno grezzo da Panni, insieme al resto della scenografia che arricchisce la mostra: nuvole e stelle restro illuminate, insieme a cubi di legno scolpiti con le lettere dell’alfabeto. Tutt’intorno le preziose collezioni private e museali di balocchi sono disposte in semplici vetrine: una è piena di bambole, da quelle povere, tipo “pigotte”, ad altre di pannolenci fino a quelle più preziose come è il caso di un pezzo unico in legno, snodabile, e dal viso di porcellana. anni '20-'30, o ancora quelle di panno riccamente vestite. Un'altra vetrina è abitata dalle figure in gesso dei fischietti siciliani e pugliesi, i “cucchi”; in una c’è una carrozzina in pelle dei primi del ‘900; in una ci sono alcuni giochi in scatola, tra cui costruzioni di legno e un Monopoli, dalla scintillante scatola rossa; in una c’è una preziosa cucina elettrica, un piccolo bagno con sistema idraulico funzionante e una cameretta anni ’30, donate a Rosa Elisa Giangoia (attiva insegnante di italiano e latino al liceo). «Noi (classe ’45) giocavamo – afferma Giangioia- e costruivamo. Per noi era valido il “giocando si impara”: le bambine imparavano a cucire facendo abitini per le bambole, i maschi giocando con il traforo (un seghetto per lavorare il legno). Il gioco era uno stimolo alla creatività, ma tutto avveniva in modo spontaneo non indotto». E infatti, i vestitini che vediamo nel piccolo armadio della cameretta sono proprio quelli che Giangioia confezionò all’età di dieci anni per suo diletto, imparando a lavorare con una piccola macchina da cucire.

Questo Paese dei Balocchi è stato possibile grazie alla collaborazione di collezionisti privati (tra cui le famiglie De Ferrari, Saccomano, Tealdi, Panni, Ardini e la signora Rosaria Bertolini), l'apporto di due fabbriche di giochi (ditta Raffetto Luigi di Pezzonasca di Moconesi, e Giobas di Gattorna) e del Museo del Giocattolo Povero di Gattorna. e c'è il suo bel perché. Tutta la Val Fontanabuona da tempo immemore, o quasi, custodisce un'antica tradizione che risale ai primi del ‘900 sulla costruzione di giochi (tra gli oggetti in mostra anche molte girandole in legno e materiali plastici della fabbrica di Gattorna.

Tra le vetrine anche alcune curiosità: la macchina riempi palline detta Computer, addetta all'inserimetno di segatura nelle palle a spicchi colorati e il Fundin, un carretto da venditore ambulante di giocattoli, da indossare, evitando il dazio sull'occupazione del suolo pubblico. Tra le vetrine, colpiscono la curiosità del bambino che sempre c'è in tutti noi: una collezione di giornalini (di De Ferrari Editore) che annovera alcuni pezzi curiosi uno a fumetti del 1943 dal titolo Topolino Avventuroso con tavole di Leporini, Aurelio Galeppini (il famoso Galep), già diretto da Giorgio Mondadori, ma ancora senza topi e paperi; un Gim Toro del ’46, Il Vittorioso del 1950, l'immancabile Corriere dei Piccoli e altre pagine celebri del fumetto. Oltre che collezionista, De Ferrari è anche l'editore all’origine della pubblicazione natalizia Notte di Natale: 46 autori, tra scrittori, giornalisti e universitari, per una raccolta di racconti, poesie e storie, corredata da immagini di natale da letterine e cartoline storiche, curata da Rosa Elisa Giangoia e Margherita Faustini.

Le vetrine piene di teneri balocchi ricordano a tutti un pezzo d’infanzia e le piccole cose costruite a mano: una casetta su un albero, un'altalena da ulivo, un monopattino e un carretto come quelli in mostra confezionati dall'inesauribile Panni. E allora sorge spontanea una riflessione. Ma cosa manca ai giocattoli di oggi? «L’anima. Tutto oggi è fatto con le macchine, un po’ come i moderni merletti, spingono quattro bottoni ed ecco pronto il merletto. Ma una volta c’era chi valutava le giuste proporzioni e gli si dedicava dandogli un’anima. E poi c’era tanta gente che ci lavorava e i bambini stessi. Io con mia mamma confezionavo scatoline e altre cose per il presepe. Tutti a sedere al tavolo con le forbici in mano si costruiva… Ecco cosa manca».

L’inaugurazione della mostra venerdì 9 allietata dalla Musette Bourbonnaise del duo Coltri-Rinaudo, farà da apertura ad una lunga serie di eventi, anche musicali e dalla presentazione del libro strenna domenica 18 dicembre, nella sala del Minor Consiglio, alle ore 16, accompagnata dalla lettura di alcuni brani, su musiche tradizionali a cura de “La Rionda”.

Il programma completo sul

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