Concerti Magazine Martedì 6 dicembre 2005

Canzoni da Stadio

Non è facile parlare di sentimenti senza cadere nell’ovvietà. Occorre un’ottima padronanza del mezzo, ci vuole una bella maturità, per non inciampare nei versi triti e ritriti del melodico nostrano.
Da più di vent’anni, gli , con grandissima professionalità ed un’ottima tecnica, dimostrano che si può andar ben oltre il trinomio sole, cuore, amore.
L’ultimo album, L’amore volubile, pubblicato da appena due mesi ma subito lanciatissimo nelle classifiche di vendita, affronta i temi più cari a Gaetano Curreri e soci, confermando l’estrema qualità della loro produzione.
Per presentare la nuova, dolcissima creatura, la formazione bolognese ha organizzato un breve tour che ha già toccato diversi teatri italiani, fino ad approdare – ieri, 5 dicembre - in un affollatissimo Politeama Genovese.

Il connubio tra cinema e musica è uno dei cardini della produzione degli Stadio: le collaborazioni con Carlo Verdone (Borotalco, per esempio) e Sergio Castellitto (Non ti muovere) hanno dato vita a brani storici.
Lo stesso spettacolo è stato pensato come un testo cinematografico, evocato da una scaletta in cui i brani si alternano in modo da creare una sorta di racconto: sugli ipotetici titoli di testa, si staglia il flicorno di Maurizio Piancastelli, malinconico apripista.
La prima parte, in cui ci si interroga su un amore naufragato tra quelle nuvole che compaiono sul maxischermo sovrastante la scena, viene dominata dai nuovi pezzi: Mi vuoi ancora, È sempre mercoledì, Fine di un’estate. L’impianto musicale è trascinante, punteggiato da archi sintetici, ma di grandissimo respiro. I testi sono lucidi, efficaci, concreti, in puro stile Stadio.
Sul telone compaiono i fotogrammi di American Beauty e di Ultimo tango a Parigi: i versi sembrano essere stati scritti per accompagnare la cascata di petali rossi sul viso di Kevin Spacey.
L’omaggio più grande, però, è quello reso al cinema italiano: la storica sequenza della raccolta di baci tagliati di Nuovo Cinema Paradiso acquista ancora maggiore carica emotiva, tempestata dalla Fender di Andrea Fornili.
Le vecchie Sorprendimi, Sei tutto quel che ho, Equilibrio instabile riaccendono la fiammella del sentimento sopito.
Curreri rende omaggio a quella che definisce la forza dei grandi poeti: confessa di amare alla follia De André, ma prova una grandissima ammirazione anche per quel grande cantore che è stato Pierangelo Bertoli. «Vent’anni fa, ebbe un incubo, una specie di premonizione, la trascrisse in un brano. Le canzoni non risolvono i problemi, però ci aiutano a riflettere»: Eppure soffia è allora un grido di speranza, con quel vento portatore di buone nuove e di salvifici lavacri.

«Avete presente la Pianura Padana? La sua nebbia? A Bologna, sappiamo bene cos’è. Quando arriva, non rimane molto da fare. Io ho la fortuna di avere un amico che vive sulla collina, a Zocca: ci vediamo, ci mettiamo al pianoforte, e per passare il tempo scriviamo canzoni»: che dire? L’intimità domestica di Gaetano e il suo compagnuccio Vasco Rossi ha generato chicche degne di nota, fin dai tempi di Non siamo mica gli americani del Blasco: Un senso, Dimmi che non vuoi morire regalata nel ’97 a Patty Pravo, e una grandiosa Prima di partire per un lungo viaggio, arrangiata in una chiave rock perfino più incisiva ed emozionante di quella approntata per Irene Grandi.
La seconda parte del concerto è una carrellata di brani datati, gonfi di ricordi: Chiaro, Bella più che mai, Ti mando un bacio, Swatch, la storica Acqua e sapone, potentissima, con cori da curva a scuotere il teatro, Chiedi chi erano i Beatles parabola pop del concetto di memoria storica («Un uomo senza memoria non ha futuro»).
Non so come, durante Ballando al buio mi porto una mano al cuore, non solo in senso figurato: la voce appassionata di Curreri ha talvolta un che di magico, credetemi.
Le mie poesie per te, Buona sorte e Canzoni per parrucchiere, suggellate dai fotogrammi di L’ultimo bacio e Caterina va in città, chiudono teoricamente la serata. Ma l’entusiasmo del pubblico reclama ben altro: i bis sono numerosissimi, da Zaino a Vorrei, passando per la bellissima Un disperato bisogno d’amore, fino al degno finale con La faccia delle donne, con tanto di duetti col pubblico rizzatosi in toto sulle poltrone.
«Grande serata – esclama Curreri- domani telefono a mia mamma e le racconto tutto!»

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