L'umanista Marjane Satrapi - Magazine

Teatro Magazine Teatro Gustavo Modena Domenica 4 dicembre 2005

L'umanista Marjane Satrapi

Magazine - A volte basta davvero poco per fare del buon teatro.
Un testo interessante e ben scritto. Interpreti intelligenti che colgano lo spirito del testo e ne ricreino in scena l’atmosfera. Nessuna scenografia, né costumi? A volte può persino aiutare.
All’Archivolto, la prima serata di Festival del Fumetto, sabato 3 dicembre, aveva come ospite l’iraniana Marjane Satrapi e il suo lavoro, con una lettura scenica ben preparata di Taglia e cuci, (Lizard Edizioni, 2003): romanzo a fumetti ambientato in un salotto iraniano tutto al femminile.

Prima dell’incontro con l’autrice, entrano in scena 7 attrici e un attore. Sono Carla Signoris (nei panni della nipote Marji), Rosanna Naddeo (in quelli della nonna di Marji, moglie di Satrapi), e le altre donne (Marcella Silvestri, Elsa Bossi, Gabriella Picciau e Simona Guarino) raccolte per il loro esclusivo gossip post-pranzo, mentre gli uomini schiacciano il consueto pisolino. E mentre Marji si occupa del samovar, il thé rituale che scandisce i diversi momenti della giornata, le donne sparecchiano e poi si accomodano per dar via a la discussione - come la chiama la nonna Satrapi, perché come dice lei: «sparlare gli uni degli altri è tonificante per il cuore…».

Sulla scena sette microfoni, sette donne, sette sedie. Di fronte a loro un unico uomo, Federico Vanni: di volta in volta l’uomo nelle sue possibili declinazioni (marito, amante, gay). Questo femmineo salotto -sullo sfondo del quale su uno schermo compaiono le vignette di Marjane- nulla ha da invidiare ai migliori della tradizione occidentale, qui però le donne iraniane sono colte mentre parlano di sesso, verginità, mariti e amanti. «Con Taglia e cuci ho voluto affrontare il concetto del piacere e parlare di sesso in una società patriarcale – spiega Marjane a fine mise en espace. L’ho fatto per le donne di quella società e per quegli uomini. Non scordiamoci che un uomo maschilista è stato allevato da una donna maschilista. È un libro del futuro, Persepolis è il passato. Taglia e cuci vuole essere un modo per partecipare all’evoluzione culturale della società patriarcale, la peggior nemica della democrazia».

Marjane è una ragazza alta e mora, dal corpo forte e morbido, e dagli occhi sempre accesi. Parla spedita in perfetto francese e con un gesto della mano dà il via alla sua traduttrice. Ferruccio Giromini la introduce e poi cerca di proporle dei quesiti, ma Marjane domina. Dirige lei il discorso senza scortesia, con fermezza. Lo spettacolo le è piaciuto molto. «È la seconda volta che un mio testo va in scena. In Germania il modo in cui l’hanno fatto mi ha molto deluso».

Poteva scegliere mille altri modi di raccontare storie, ma ha optato per il fumetto perché per lei scrivere e disegnare sono due attività strettamente correlate che le riescono naturali. «Non sono sociologa, né storica ma conosco una realtà che ho visto e vissuto e di cui in Occidente non si sa niente o molto poco. Il mio lavoro non ha un intento autobiografico, non voglio risolvere lì problemi miei. Semplicemente mi assumo la responsabilità di quello che scrivo. Sono la testimone di una società dove c’è una forte dicotomia tra quello che si fa all’interno e quello che si fa all’esterno. Il velo in Iran non è una scelta è una legge e molte altre regole e divieti dominano la vita delle persone nell’ambito pubblico. Costrizioni che hanno portato gli iraniani a diventare schizofrenici e a farli apparire strani agli occhi degli Occidentali».

L’ambasciatrice dell’Iran in realtà è un’esule che a casa non può più tornare da quando (sei anni fa) ha pubblicato il suo primo lavoro di letteratura disegnata. Ma lei va avanti e sottolinea: «Io parlo per me, non ho mai voluto scrivere a nome di un popolo». Ma qualcuno l’ha fortemente criticata perché nei suoi lavori descrive il milieu bourgeoise da cui proviene. Per tutta risposta «Je m’en fou», perché nessuno si è mai permesso di criticare un romanziere per questa ragione, ma siccome si tratta di fumetto allora scattano i preconcetti. È impegnato e fortemente consapevole il discorso di Marjane che decide di chiudere con altrettanta decisione: «Non sono una femminista. Sono un’umanista, voilà».

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