Magazine Venerdì 2 dicembre 2005

Quando il tradimento non paga

Se vuoi contattare Antonella Viale scrivi una email a lapostadelcuore@mentelocale.it

Dopo trent’anni di grande amore mio marito mi confessa di tradirmi e che crede di amare l’altra. È stato sconvolgente perché non è stato preceduto –o almeno io non l’ho notato- da nessun segno di stanchezza. Anzi, lui mi dice che non ho colpe. Mi chiede tempo per capire se è semplice innamoramento, io glielo concedo ma lontano da casa. A questo punto lui decide di troncare la relazione perché non sopporta di andarsene, ma per mesi –fino a settembre- soffre per lei e mi chiede il permesso di vederla. Io soffro ancora di più e gli dico continuamente che lui è libero di vederla quando vuole, ma deve andarsene (più di una volta lo caccio), ma non può chiedermi di condividere un ménage a tre, anzi gli dico che se vuole restare devo sentire che mi ama da impazzire. Lui non riesce a lasciarci (ci sono anche due figli). Oggi apparentemente è il marito più caro e affettuoso del mondo, ma io sono infelice e non riesco più a sorridere alla vita, non so più chi mi trovo di fronte, non so se credere alla sua sincerità. Gli chiedo di parlarmi, di farmi capire, ma lui mi liquida dicendo che sono l’unica donna della sua vita e che mi ama. A me non basta più, voglio di più e ogni giorno che passa mi allontano da lui. Adesso ho il terribile dubbio di essere io a pretendere troppo, sono forse incontentabile?

No, cara anonima,
quando una donna è tanto innamorata del marito dopo trent’anni, in linea di massima ha il diritto di aspettarsi la stessa cosa. Stai solo facendo un errore tattico. Siccome non mi hai detto niente di voi, a parte che avete due figli e siete sposati da trent’anni, non riesco a immaginare la vostra vita di coppia, quindi non posso darti consigli specifici. Posso soltanto dirti che, se tieni a tuo marito come hai dimostrato, se non lo vuoi dividere con un’altra donna, non puoi permetterti di crollare proprio adesso. Di fatto devi ritornare la donna di prima, devi ritrovare il sorriso, devi accettare la sua resa senza condizioni, senza tormentarlo, senza domande, senza sospetti, devi dargli dei motivi per sentirsi bene nella casa che non ha avuto la forza di lasciare.
Non so se sia eticamente corretto o meno, ti ho spiegato come raggiungere il tuo obiettivo senza farmi domande, senza chiedermi/ti se ne valga la pena. Tu però prova a chiedertelo e, quando sarai riuscita a risponderti con la massima serenità possibile (e anche la massima velocità, direi), passa all’azione senza esitare.
Buona fortuna,
Antonella.


Care lettrici, cari lettori,
non risponderò più privatamente alle vostre lettere. Vi ho lasciato uno spazio per problemi veramente gravi e il risultato è stato l’agonia di questa rubrica. Ho la casella di posta piena di richieste di risposte private.
Nessuna delle storie che giacciono nella casella – e alle quali non risponderò - è così drammatica, straziante o riconoscibile da non potere essere pubblicata.
Una rubrica come questa ha la funzione di aiutare anche le persone che hanno problemi e non hanno il coraggio di scrivere, è un tentativo di contribuire collettivamente – voi e io - a dare un pochino di serenità a persone tormentate. Ecco perché è necessario che le vostre storie vengano condivise.
E aspetto lettere pubblicabili.
A presto.


di Antonella Viale

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