Il concerto‑cabaret dei Marcido - Magazine

Teatro Magazine Teatro Gustavo Modena Giovedì 1 dicembre 2005

Il concerto‑cabaret dei Marcido

Nell'immagine la compagnia-band, i Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa

Magazine - Narrar cantando è possibile ed è pratica antica.
Ma fare di questa pratica -per altro oggigiorno di moda- un concerto appassionato che assorbe la lezione del teatro epico brechtiano, è tutt’altro mestiere, che trova applicazione in Marilù dei Mar(cido): ultimo lavoro della compagnia torinese , che rilegge con propria inventiva l'Opera da tre soldi, di Brecht, al Teatro dell’Archivolto fino al 2 dicembre.
E infatti l’autore/regista così lo presenta:
«... da sempre la tensione dominante, nell'affrontare il ventaglio di testi che via via sceglievamo di mettere in scena, s'andava rivelando come una tensione ineludibile verso ciò che si può definire, certo in modo tutt'altro che ortodosso, però significativamente, quale: “testarda musicazione della parola drammatica”, nell'intento (strenuamente perseguito!) di tener sbarrato al nostro operato scenico, ogni possibile varco da cui si potesse scivolare nella palude delle psicologie assortite, per noi inciampo sommo del teatro odierno e suo motivo principe di regressione.»

Trasformando la favola in canzone, l’aneddoto di cronaca in sonata, i nove interpreti (cantanti e musicisti più il regista) ci regalano una serata di varietà impegnato, di leggera parodia che sfiora anche l’opera e l’operetta e racconta gli umani vizi e le disumane virtù.
Musicanti di Brema in cerca di sala, o musici folli imbevuti di teatro circo, ma anche dejavù di felliniana memoria si affollano alla mente di fronte a questo inusuale teatro.
Niente è spiegato, niente è reso esplicito niente accade di fronte a noi, se non un concerto, che spesso si insinua in mezzo ad un’accogliente platea preparata.
Una banda musicale si organizza senza veli di fronte ai nostri occhi, fino a quando riceve il via dal maestro, che batte con una matita sul palco. È Marco Isidori, regista in scena. Proprio questo fare disinvolto, i bisbigli preparativi tra gli orchestrali, le scaramucce e i dispetti fanno cadere una labile quarta parete vestita di un’esile e fantomatica tenda fatta di nude lampadine appese ad un filo nero, ad altezze diverse, e ci permette di partecipare, di assistere cantando (tra noi) senza essere solo spettatori. Il narrare non è solo dentro le parole delle canzoni ma anche lasciato alle sonorità rotte di tipiche delle opere scelte da Weill, Brel e Messer. La mimica facciale impera: l’esagerazione del riso o della disperazione sui volti degli orchestrali –a volte solisti altre, parte del coro- si coordina con una performance fisica che richiede una certa prestanza e che si produce in una tensione corporea da burattini o marionette, da maschere della commedia dell'arte o carnevalesche su una scena che parla di tanti modi diversi di fare il teatro, ed evoca anche un modo semplice, da osteria, di narrar frottole vere o finte verità.

Con una strumentazione ricca il gioco in scena diventa un travestimento musicale, che lascia spazio a pianoforte, tre chitarre, uno xilofono, ma anche alla grancassa, all’armonica e alla fisamornica (di Maria Luisa Abate, fondatrice del gruppo), ai piatti come al flauto, a trotterellanti nacchere e ad un comico batter di guance. Ordinatamente si susseguono i siparietti, spesso tematicamente connotati: c’è l’omertà e perché no «Giuda per un giorno»; c’è l’amor pudico che a tutto o quasi resiste con un no, e ci sono i soldati e le bombe che si divertono con "bianchi e neri"; i tiranni e le loro malsane passioni e ancora c’è l’inadeguatezza degli sforzi umani, la perfidia, il maschio porco e l’amore povero e molto altro ancora.

Il concerto sembra non finire mai con 2, tre e quattro bis, che sono già un’anticipazione –un tributo alle canzonette- del prossimo spettacolo, Facciamoci nostri questi giganti!, (da I giganti della montagna di Pirandello), che da Weill ci catapulta su i Tre numeri al lotto (i pappagalli) di Carosone.

Potrebbe interessarti anche: , Giudizio Universale: la Cappella Sistina secondo Marco Balich , Artisti e progetti vincitori di #UBU40 accanto a quelli di Hystrio, Rete Critica e ANCT , Turandot: la trama dell'opera, tra un principe pirlone e donne con scarsa autostima , Acqua di colonia: il colonialismo italiano secondo Frosini/Timpano , Dall'Olanda il teatro-incontro in Perhaps All The Dragons dei Berlin