Magazine Martedì 29 novembre 2005

Ma lui ci tiene a me?

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Ciao,
mi chiamo Massimo, ho 36 anni ed è la prima volta che ti scrivo. La mia storia è sicuramente diversa dalle altre perché sono gay. Sono uscito da una storia di quattro anni e adesso, dopo un anno, sono due mesi che frequento un ragazzo di 34 anni di cui sono innamoratissimo. Lui è diverso da tutti gli altri, perché è molto simile a me, quindi molto "maschile", non solo di aspetto ma anche di testa.
In questo periodo sono molto felice e a volte piango di gioia, perché riesco a esprimermi così: neanche con il mio ex mi era successa una cosa del genere. Non ho mai provato emozioni così forti, mi capita però di andare in crisi perché ho paura di perderlo.
Purtroppo nel nostro mondo non è facile trovare una persona seria. E io poi sono fedelissimo e "vecchia maniera", della serie fin che morte non vi separi, anche perché i miei genitori sono un esempio che porterò con me per sempre come cavallo di battaglia.
Però quando gli ho scritto quello che provo per lui - frasi come "l'amore che provo per te è così prezioso che vale più di qualsiasi altro tesoro" - la sua risposta è stata: "Sei un tesoro". In due mesi mi ha scritto due volte "buonanotte amore": lui sa quanto io lo ami e cosa farei per lui e sa anche che, se sgarra, oltre a non vedermi più mi farà soffrire tantissimo.
In poche parole: lui non è molto espansivo nell'esprimere i sentimenti.
Come faccio a capire se lui tiene a me veramente?
Dammi un consiglio.
Grazie,

MASSIMO

Caro Massimo,
permettimi un paio di precisazioni prima di risponderti, perché in qualche modo fanno parte della risposta. Scrivi che la tua storia è sicuramente diversa perché sei gay e, più sotto, che purtroppo nel vostro mondo non è facile trovare una persona seria: queste sono due frasi rivelatrici. Ho già ricevuto lettere di gay e ho già risposto, senza mai considerare il vostro mondo un mondo a parte. È difficile trovare persone serie ovunque e, se vuoi davvero un consiglio, prima di pensare all’amore pensa ai tuoi problemi di identità. Da quello che scrivi si sente che ti ritieni diverso dagli altri, ma a me – come alla maggior parte delle persone, credo - piacerebbe che nessuno si sentisse diverso, perché nessuno, o quasi, è diverso.
Se verrai a patti con la tua identità ti sentirai meglio con tutti e con te stesso, quindi all’interno di una relazione adulta. Quello che hai scritto è praticamente identico a ciò che avrebbe scritto un/una eterosessuale. È un problema di rapporto poco equilibrato. Tu sei innamorato follemente, l’altro non si sa.

Onestamente, Massimo, chi dopo due mesi di storia può sentirsi follemente innamorato? Tu e parecchi altri, è vero. Ma la maggior parte delle persone è un poco più prudente e ci pensa due volte prima di dire parole importanti, specie se per loro non hanno perso significato. E forse, proprio per via dei problemi di identità che mi è sembrato di intuire, tu hai molto bisogno di sentirti qualcuno accanto, di fidarti, di sentirti al sicuro. Ma le dichiarazioni d’amore folle non sono il modo giusto per ottenere quello che vuoi. L’indipendenza, la consapevolezza di sé, una certa sicurezza che viene dal proprio interno sono i modi giusti.
Non ho risposto alla tua domanda, mi dispiace, ma ti ho indicato una strada e aggiungo un ultimo suggerimento: impara ad essere paziente e ad aspettare: lascia che il tuo ragazzo si senta libero di dire o non dire ciò che ti aspetti. Magari così arriveranno le due parole che desideri. Auguri,
Antonella


Care lettrici, cari lettori,
non risponderò più privatamente alle vostre lettere. Vi ho lasciato uno spazio per problemi veramente gravi e il risultato è stato l’agonia di questa rubrica. Ho la casella di posta piena di richieste di risposte private e una lettera, quella che ho pubblicato, che mi autorizzava a farlo.
Nessuna delle storie che giacciono nella casella – e alle quali non risponderò - è così drammatica, straziante o riconoscibile da non potere essere pubblicata.
Una rubrica come questa ha la funzione di aiutare anche le persone che hanno problemi e non hanno il coraggio di scrivere, è un tentativo di contribuire collettivamente – voi e io - a dare un pochino di serenità a persone tormentate. Ecco perché è necessario che le vostre storie vengano condivise.
E aspetto lettere pubblicabili.
A presto.


di Antonella Viale

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