Magazine Lunedì 28 novembre 2005

Poesie dalla Val di Vara

Nela foto la copertina della raccolta di poesie di Domenico Ravenna
Quando si pensa a una raccolta di poesie inevitabilmente si pensa a una propagazione del sé. Lievemente narcisistica, quindi. C’è chi addirittura ritiene, come Pessoa, che il poeta possa essere un fingitore che "finge così completamente che arriva a fingere che è dolore il dolore che davvero sente".
Ecco, tutti questi egocentrismi e tutte queste costruzioni non fanno parte della silloge di Domenico Ravenna dal titolo Reigada (ed. De Ferrari), che verrà presentata mercoledì 30 novembre alle ore 18 da Mauro Bocci alla Vigna del Mar. Lo sguardo di Ravenna sulle persone, sulla natura e sulla comunità rurale di una certa Liguria orientale (per la precisione la Val di Vara) è talmente quotidiano da toccarci nella sua percezione così aderente alla realtà. Da riportarci nelle case di un tempo, nel pane, olio e sale come merenda, nelle collane di nocciole delle feste patronali, quando bambini e adulti si riunivano nelle piazze del paese a ballare. Sono i luoghi in cui si arrivava con le corriere, corriere in cui si sentivano frasi come «mia che mè te lezzu a vitta», guarda che io ti leggo la vita, "minacce per mettere a nudo le nostre magagne", come le descrive l'autore.

Domenico Ravenna sa fare questo, sa far commuovere e sa far ricordare. Perché poi, d’un tratto, tra le sue parole arriva la Storia. E si inserisce nelle lapidi dei partigiani, "bianche per il pianto delle madri", nella Resistenza popolare, quando "risuonano canti di Giustizia e Libertà", quando "avvocati, borghesi e insegnanti orfani di città offese e martoriate, avanzano al fianco dei contadini". Certo, ad un certo punto arrivano inevitabili i propri di ricordi, quelli più intimi, nella sensazione della precarietà del proprio tempo, negli assenti ad un appello al tempo di adesso.
Poter avere finalmente l'età di un padre scomparso, poterlo pensare ora con gli anni di lui allora è piccola ma calda consolazione ("la mia età ci rende finalmente fratelli, invano fratelli, separati da questo marmo"), oppure sentire accanto a sé la propria compagna a coprirsi insieme sotto un cielo che guarda con la "coperta corta dei nostri anni", è sentire che è insieme che si sta andando verso il "buio".

È un autore da andare a sentire dal vivo, Domenico Ravenna, perchè questa sua prima raccolta dopo una lunga carriera come giornalista ha una "nostalgia che morde" e, lievemente schiva e con pudore, emoziona.

Marina Giardina
di Giorgio Viaro

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