Concerti Magazine Giovedì 24 novembre 2005

Jovanotti e la tribù che balla

Nella foto un'immagine di Jovanotti
© www.musiconphoto.com

Magazine - C’è un ragazzo che arriva da Marsiglia. Chiara e le sue amiche hanno otto anni. Quando Lorenzo attacca con Go Jovanotti Go e Gimme Five si guardano un po' straniti. Pensano sia una canzone nuova e non capiscono perché molti, attorno a loro, conoscano quell’inglese di oltreoceano un po' storpiato che tanto poco somiglia alle canzoni che hanno imparato a memoria e che non vedono l’ora di cantare a squarciagola.
«Sono canzoni di quando eravamo pischelli - dice dal palco Lorenzo, e poi scherza - vediamo chi le riconosce».

Il concerto del è un viaggio "che parte da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa...", un tuffo nel ricordo e un invito alla scoperta perché, come cantava un poeta di ottocento anni fa, "… fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza…".

La festa della fredda serata al Mazda, scaldata dal Rap dei , inizia proprio con le parole del di Dante lette dall’inconfondibile voce di Vittorio Gassman e continua con un incrocio di citazioni che vanno da American beauty a Shining, passando per Star Wars e La dolce vita chiudendo con La vita e bella e il monologo del cyborg di Blade Runner.

Chi conosce Jovanotti sa che non è un cantante, ma un cantore. Se fossimo nel Medioevo sarebbe un menestrello, uno che con la sua chitarra e le sue storie incanta la folla nella piazza di un paese.
Non è intonato, ma ha energia e un entusiasmo unici supportati da una band di tutto rispetto capace di adattare alle sue canzoni suoni di ogni tipo, dal jazz al funky, dal rock al pop per arrivare al rap delle origini.
Il concerto è un’esperienza di suoni e colori tenuti vivi da uno schermo mobile su cui appaiono immagini di ogni tipo: dalla guerra a Valentino Rossi, fino all’immagine stremata - forte e commuovente - di Giovanni Paolo II.

L’interazione col pubblico non manca. balla e invita al pensiero con un po' di retorica ma non troppa, denuncia i governanti cialtroni che si professano portatori di civiltà e che poi bombardano i civili Irakeni con il . «Ma il risentimento – aggiunge - non è un sentimento giusto e non bisogna caderci».

Scorrono le canzoni e continua la festa. Gli spettatori più giovani esultano quando arrivano Mi fido di te e La valigia; i più maturi ritornano alle loro storie di tanti anni fa, quando riconoscono gli attacchi di Io ti cercherò o Piove, mentre tutti si ritrovano a ballare quando arriva L’ombellico del mondo, una vera scarica di ritmo e adrenalina.

Le ultime canzoni arrivano che è quasi mezzanotte.
Sono facce assonnate ma contente quelle che lasciano il Mazda Palace. Qualcuno chiede se il concerto è piaciuto. La risposta, arrivata da un bambino senza gli incisivi, è banalmente prevedibile: tanto, tantotanto tantotanto

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