La pittura secondo Mazzini - Magazine

Mostre Magazine Lunedì 10 ottobre 2005

La pittura secondo Mazzini

Magazine - "Come l’Arte, della quale è un ramo, la Pittura si nutre della linfa sociale; come la Poesia, essa esprime, lo voglia o no, qualche cosa della vita di tutti, delle credenze di tutti, dei presentimenti di tutti", scriveva nel suo saggio La pittura moderna italiana, pubblicato per la prima volta nel 1841 nella rivista londinese London and Westminster Review.
È questo il Mazzini che si celebra a Genova, in occasione del , attraverso la mostra Romantici e Macchiaioli. Giuseppe Mazzini e la grande pittura europea, curata da Fernando Mazzocca e allestita a Palazzo Ducale (dal 21 ottobre 2005 al 12 febbraio 2006). «Un'occasione eccezionale - afferma Mazzocca - per vedere la pittura italiana dell’Ottocento spesso trascurata». Una pittura che ha sofferto una sindrome di Cenerentola, al cospetto delle più prestigiose sorellastre francesi o tedesche ben più visbili nelle collezioni.

Una mostra che è anche un doppio sguardo sulla figura di Mazzini, non solo uomo politico e voce di risonanza europea nel dibattito sulla società e la democrazia, ma anche raffinato critico d’arte e di musica. «Ricordo che nella sua visita a Genova per il 2004 - racconta il sindaco Giuseppe Pericu - Ciampi mi rivolse un invito a proseguire il lavoro di recupero della città e a ricordare Mazzini, una figura genovese tanto cruciale nella storia del nostro paese».
Ciampi ha quindi creato i presupposti per celebrazioni degne di Mazzini, conferendo l’Alto Patronato al neonato (ha appena un anno di vita) Comitato Nazionale per il Bicentenario Mazziniano, così come alla mostra.

Curatore virtuale lo stesso Mazzini. Come? Semplice, sono state scelte le opere che Mazzini cita nel suo saggio pubblicato a Londra. E affianco ai quadri sono state inserite citazioni di Mazzini. Poi, Mazzocca ha lavorato molto agli accostamenti, giustapponendo opere note a lavori minori, completando così il quadro di un’epoca. «Per arrivare a comprendere i capolavori, al di là delle leggende, occorre unirli ad opere contemporanee, così finalmente si arriva alla vera comprensione e si dà risalto ai mutamenti del gusto, per cui noi oggi siamo spesso più attenti alla forma, mentre al tempo si dava molto peso al contenuto».
La mostra è divisa in due parti, la prima ospita i Romantici, mentre la seconda dà spazio ai Macchiaioli. Al suo interno si individuano dodici sezioni, che testimoniano sentimenti forti, pensieri e mutazioni sociali di un’epoca. In una delle opere che apre la mostra, La morte di Lord Byron di Joseph-Denis Odevaere, pittore belga, allievo di David, si celebra una fine eroica. Tutti gli apparati della tradizione sono presenti a celebrare i fasti che solo un atto eroico può generare. L’allestimento chiude, per controparte, con un quadro di Silvestro Lega, pittore lombardo vicino a Mazzini, isolato e poco conosciuto ai suoi tempi. È suo il quadro Gli ultimi momenti di Mazzini morente che vuole anche rappresentare la sconfitta di un'idea tutta sua dell'Unità d’Italia. Mazzini è rappresentato nel suo letto avvolto in una coperta nella nudità e semplicità di una stanza, simbolo dell’isolamento.

La mostra, ci avverte Mazzucca, è il frutto di una selezione molto attenta, legata anche alle condizioni difficili di reperimento di alcuni lavori, spesso custoditi ma non esposti, che necessitavano di un restauro. Secondo il curatore, due sono le sezioni imperdibili: quella dedicata ad Hayez, che offre una serie di opere intense, cioè la quinta dal titolo Hayez e il sentimento dell’ideale e Lega, Fattori e il Risorgimento tradito: di forte impatto visivo ed emotivo, questa sezione suggerisce come è cambiata l’atmosfera di Milano e ci trasmette il senso della sconfitta.

La mostra, che gode in particolare della sponsorizzazione de La Compagnia di San Paolo e La Fondazione Carige, è dedicata a chi finalmente vive Genova come città d’arte in un ideale proseguimento del suo ruolo di Capitale Europea della Cultura.

Nella foto piccola 'La Meditazione' di F. Hayez; sopra 'Soldati francesi del '59' di Giovanni Fattori e sotto 'La ciociara' di Hayez

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