Il futuro della scienza è donna - Magazine

Mostre Magazine Martedì 1 novembre 2005

Il futuro della scienza è donna

Magazine - «Benvenuti all’8 marzo del Festival» esordisce Silvie Coyaud -riconosciuta giornalista scientifica- moderatrice dell’incontro Donne nella scienza, che ha raccolto una nutrita e varia platea, tra cui molte giovani aspiranti scienziate, nel tardo pomeriggio di domenica 30 ottobre (ore 18), nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale.

«Chi vuole fare scienza nella vita alzi la mano», continua la provocatoria Coyaud per stimolare il pubblico alla partecipazione attiva, in una conferenza mirata ad «evitare la fuga dei cervelli», un problema che dal 1999 trova validi incentivi con il Premio L’Oréal-Unesco per le Donne nella Scienza. Un riconoscimento di livello internazionale, in denaro, a coloro che si sono distinte nei diversi ambiti di ricerca scientifico-tecnologica e rivolto ad alcune giovani leve che con tenacia si fanno largo in un mondo ancora fortemente declinato al maschile. Ogni anno 5 ricercatrici emerite ricevono un sostanzioso assegno (100.000 $) e 15 giovani dottorande o già in fase di post-dottorato accedono al concorso per altrettante borse di studio (20.000 $), per condurre un progetto di ricerca all’estero. Per l’Italia è stato anche avviato un ulteriore programma che conferisce 5 borse di studio a ricercatrici di età inferiore ai 35 anni e laureate in Scienze della vita e della materia. «Affrettatevi quindi –sollecita Coyaud- il prossimo bando, aperto dal 15 ottobre, è in scadenza il 13 gennaio 2006 (tutte le informazioni sul sito di ). Il tempo c’è, ci vuole un buon progetto».

Siedono a questa tavola rotonda due brillanti e giovani scienziate entrambi vincitrici di uno dei premi: Paola Tiberia Zanna, (con dottorato in biochimica e biologia molecolare), 31 anni da Bari e Federica Migliardo (con dottorato in fisica), da Messina. La prima, Paola, vincitrice della Borsa di studio Internazionale, è al momento in Spagna con un progetto sulla melanogesi, incentrato sullo studio di un recettore che controlla alcune pigmentazioni della pelle e dei capelli; l’altra invece, Federica si è accaparrata la Borsa di Studio L’Oréal Italia con una ricerca transdisciplinare, tra fisica, chimica e biologia per la soluzione di un problema comune sulla conservazione di alimenti e farmaci attraverso uno zucchero. Per entrambi le prospettive di rientro però sono pressoché nulle o molto vaghe ed è proprio intorno a questa annosa condizione dei giovani nell’università che si accende il lungo confronto fra relatrici e pubblico.

Coyaud sollecita «le vostre zie, le signore qui presenti» a suggerire percorsi efficaci e strategie collaudate. Manuela Arata (presidente del Festival della Scienza e a lungo direttrice dell’INFM) esordisce con l’affermazione netta: «Credo che l’Italia non voglia bene ai suoi figli. Nel sistema di ricerca ho combattuto 17 anni quell’atteggiamento per cui la segretaria bisogna assumerla perché necessaria, mentre il ricercatore, siccome lo fa per passione, possiamo anche torturarlo e allo scadere del contratto fargli sospirare quello successivo, ogni anno». Il suo invito è a delegare e a collaborare in gruppo, cercando l’aiuto e l’impegno attivo di altre donne.

Bice Fubini (Chimica all’Università di Torino e parte del Centro Interdisciplinare di studi delle Donne) e Elisa Molinari (Professore di fisica teorica della Materia all’università di Modena) sottolineano a loro volta la precaria situazione universitaria, legata ad un sistema di valutazione troppo spesso non fondato su criteri meritocratici. Entrambi raccontano comunque due vissuti a lieto fine, seppur maturati con fatica e con un repentino colpo di scena favorevole, ma inatteso.

È l’intervento di Sieglinde Gruber quello che tutte le giovani attendono. Autrice della Carta Europea del Ricercatore e Responsabile del Programma di Mobilità dei Ricercatori per l’Unione Europea Gruber, ponendosi in un’ottica Europea, espone per punti le molte strategie, i programmi e le soluzioni messe in atto per salvaguardare e promuovere il lavoro dei giovani scienziati, azioni in particolare rivolte ad aumentare la partecipazione delle donne. Una politica al femminile iniziata da quando ci si è resi conto che «i cinesi e gli indiani stanno tornando a casa loro» e le prossime risorse umane sono proprio le donne.

Il finale dolce-amaro è un corale invito ad un maggiore impegno politico, da parte delle donne (poche) che ricoprono posizioni dirigenziali e a far sentire maggiormente la voce di colore che stanno aspettando fiduciose sulla porta della Scienza. Conclude Arata: «È necessario muoversi per creare una sensibilizzazione più allargata. Da questo punto di vista il Festival è già una risposta nel suo essere un grande palcoscenico dove si può anche parlare di politica della ricerca».

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