Concerti Magazine Mercoledì 23 novembre 2005

Tra i Black Sabbath e De André

Magazine - Il sottosuolo genovese brulica di nuove realtà musicali, tra queste si trovano gli Oxygen Destroyer. La prima cosa che mi ha colpito ascoltandovi è che cantate in italiano. «Sì, italiano - risponde Horror Vacui, voce della band - per ragioni fonetiche e perché le parole hanno tanto più potere e forza quanto più ci appartengono. Mi ispirano non tanto modelli anglofoni quanto la lingua di Pasolini e De André ed il maestro della voce Demetrio Stratos».
Voi nascete come duo nel '98 poi siete diventati quattro: com'è cambiato il vostro stile? «Lo stile cambia in quanto si arricchisce della personalità degli altri due membri: Nadir con un basso che non è solo strumento ritmico ma suggerisce melodie ed atmosfere, Sandman che crea strutture ritmiche non usuali caratterizzanti i brani quanto la chitarra».

Credete che la vostra musica possa essere definita in modo preciso? «I suddetti cambiamenti stilistici ci hanno portato ad allontanarci da un hard-rock di matrice Black Sabbath e di creare un nostro genere che non è pienamente definibile, dal momento che vi confluiscono svariati elementi: i riff di chitarra sabbathiani, appunto, così come la psichedelia, il prog italiano ed addirittura sfumature etniche».
«Dalle influenze iniziali di gruppi ossianici come Trouble e Count Raven - precisa Caino - oggi siamo diventati musicalmente onnivori, prediligiamo tutto ciò che puzza di zolfo, con importanti influenze del blues e rock-blues anni '70».

Il vostro primo demo è un concept intitolato Umaninferni, basato su un argomento particolare...
«Si tratta di una intuizione poetica, non connessa con il concetto manicheo di bene-male: noi costruiamo al nostro interno un ambiente mentale, fatto di strutture che sono la causa stessa del nostro male e diventano infine la realtà che ci circonda. Tali inferni sono meccanismi di tortura creati per autocontrollarci, per evitare di essere troppo liberi». Interviene Sandman: «Come suggerisce la psicanalisi, l'uomo è potenzialmente libero e privo di limiti o vincoli, ma esso stesso cerca di evitare il confronto con la propria libertà».

Nei vostri brani ci sono anche riferimenti espliciti a Rimbàud, Lautrèamont e Lucrezio e l'idea del concept è nata con la collaborazione di Alberto Maragliano.
«Rimbàud ha scritto Una stagione all'inferno, dice Horror Vacui, il suo è un inferno esistenziale, come quello presente nei nostri temi; Lautrèamont ha affrontato la poetica del male puro, superandolo e raggiungendo una libertà espressiva di cui si impadronì anche il surrealismo. Il raggiungimento della libertà personale è anche un nostro tema». Continua Sandman: «Alberto Maragliano, amico intellettuale di Horror Vacui, grande scrittore genovese e poeta maledetto, ha provveduto a rintracciare i nostri riferimenti letterari. Per sdebitarci al nostro prossimo concerto presenteremo, oltre al nostro cd a prezzo politico, il suo nuovo libro».

Noto una certa cura nella grafica sia del booklet che del sito: ve ne occupate voi direttamente? Stavolta risponde Nadir: «Sì, è stato mio il lavoro per quanto riguarda la parte tecnica, mentre l'idea deriva da sedute di lavoro per decidere. È stato difficile per l’inesperienza, però supportato dalla cura che poniamo in tutti gli aspetti ‘visivi’ del nostro presentarci, particolare che si nota anche nella preparazione delle locandine per i nostri concerti».

Come cambia l'approccio in studio rispetto a quello dal vivo? «L'approccio in studio è particolarmente istintivo - puntualizza Caino - ci affidiamo all'istinto e lasciamo un discreto spazio all'improvvisazione».
Dove suonerete prossimamente? «Giovedì 8 dicembre, ore 21, al Teatro della Gioventù di Genova. Per la rassegna Rockland organizzata da Black Widow Records divideremo la scena con gli Akron di Francavilla». Aggiunge Sandman: «Pensiamo di poter far assistere a chi verrà uno spettacolo e un tipo di musica che non è facile trovare altrove».

Per info
www.oxygendestroyer.it

Sonja Amoretti

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