Magazine Lunedì 21 novembre 2005

Quando Cechov sognava Nervi

Magazine - Così come nelle Tre sorelle il desiderio mai coronato coincide con una città «a Mosca, a Mosca», in modo simile il sogno di Anton Pavlovic Cechov, (1860-1904), nei suoi ultimi anni di vita si identifica con insistenza sull’idea di un viaggio curativo in Italia «a Nervi (vicino a Milano)» - come scrive in una lettera a V. M. Lavrov e a molti altri amici nel 1902. Se Cechov non riuscì nell’intento in vita, l’impresa si può dire compiuta in un certo qual modo a posteriori: l’anno scorso, (il 12 e 13 novembre 2004), in occasione del centenario dalla sua scomparsa, un importante convegno internazionale, Genova, gabbiano in volo. L’anima del mondo e il mondo di Cechov, organizzato dalla Fondazione Cristoforo Colombo, ne ha celebrato l’opera e un giovane ciliegio (invece di un busto o altra scultura) è stato piantato nei giardini di Nervi (Genova). In una commovente giornata autunnale di pioggia, Cechov è stato esaudito e un pezzo di lui giace là insieme alla memoria di una vasta comunità di suoi compatrioti che, tra l’inizio dell’800 e i primi anni del ‘900, vi trovarono una seconda patria (alcune vivaci testimonianze dirette si trovano nel volume Passi, Passaggi e passioni, voluto dalla Fondazione Colombo -De Ferrari, 2001).

Nell’arco di un solo anno sono stati tradotti, raccolti e preparati (a cura di Donatella Buongirolami) gli atti di quelle giornate intense, animate dai più importanti studiosi italiani e stranieri, che vedono in questi giorni la stampa per la casa editrice Il Melangolo (Genova) sotto l’omonimo titolo delle giornate di studi L’anima del mondo e il mondo di Cechov. Mercoledì 23 novembre (ore 17.30), sarà Guido Ceronetti, in conversazione con il giornalista Giuliano Galletta, a Palazzo Ducale, nella Sala del Minor Consiglio, a presentare il tempestivo volume. Ceronetti invitato al convegno nel 2004, non potè partecipare con un suo intervento, ma vi prese parte come uditore, e da questa sua esperienza nasce anche l’introduzione del volume a sua firma.

Una lode incondizionata e spontaneamente sentita verso l’iniziativa («È bello poter lodare») caratterizza l’avvio dello scritto di Ceronetti, che definisce il convegno: «una perla splendente», e aggiunge «nessuna relazione… ha qui penuria d’illuminazioni». L'introduzione scorre poi lungo il possibile intervento -mai tenuto- a proposito delle sue Idee per una regia immaginaria de Il giardino dei Ciliegi - come recita il titolo - per un teatro di marionette, nato sull’esercizio di alcuni anni prima, una regia immaginaria di Tre Sorelle («meglio così che con l’articolo – scrive Ceronetti tra parentesi - le tre sorelle sono le Parche, le Filatrici»). Una regia che auspica una messa in scena, «a qualcuno i miei appunti potrebbero servire, un giorno», fondata su un'idea sonora della pièce. Ceronetti infatti immagina una versione per marionette e attori che soprattutto metta in scena una polifonia pensante, un concerto di voci e animazioni sonore sapientemente strumentato e che nel «vortice della propria vocalità, sfiora ogni momento l'invisibilità». Una suggestiva lettura che non resta mera esperienza estico-aurale, bensì storicizzata, è la messa in scena di una compagnia di giovani moscoviti nel 1938, in pieno regime stalinista.

Tra gli atti ricordiamo l’intervento di Vittorio Strada La Russia di Cechov come ‘anima del mondo’, quello di Natal’ja Ivanova – anche menzionato da Ceronetti nella nota alla sua introduzione - Il Giardino attraverso l’inferno. A cento anni da Cechov, quelli del comitato scientifico costituito da Augusta Dokukina Bobel (Quei gironi di Cechov a Genova) e Giampaolo Gandolfo (Il vicolo, l’anima e il lago. Le radici di un convegno), quello di Donald Rayfield (anche autore di una biografia su Cechov) e ancora saggi di Sergej Bocarov e Aleksandr Cudakov, Robert Louis Jackson, Edoardo Sanguineti, Carlo Angelino, Giuseppe Marcenaro, Padre Ferdinando Castelli, Marco Sciaccaluga, Claudio G. Fava e un’accurata filmografia cechoviana - curata da Aldo Viganò - che chiude il volume.

Ceronetti, nella sua regia su carta de Il giardino dei ciliegi, pone al centro dell’azione la presenza del Giardino, ora marionetta ora attrice, sempre in scena. Talvolta il Giardino parla. Ecco la battuta immaginaria pensata per questo personaggio: «Io sono Vicnevij sad, il famoso bosco di ciliegi della famiglia Ranevskij…nel poema teatrale di Anton Pavlovic Čechov, grande amico degli alberi, io mai cesserò di fiorire…un giardino di ciliegi non può morire, e Anton Pavlovic, quando scrisse il suo ultimo dramma, lo sapeva».

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