Magazine Lunedì 21 novembre 2005

Un genocidio dimenticato

Gentilissime lettrici, spettabili lettori, spiacente di deludervi: questo è un articolo serio. Diceva ben sì Italo Calvino che a scrivere un articolo ci si impiega mezz’ora (se n’è ricordato il mio amico , intitolando più o meno così un suo dottissimo saggio uscito l’anno scorso da ). A scriverlo - precisava Calvino nella che contiene il motto - perché per fare un articolo ci vuole tutt’altro.

Allora, mettiamola così. Al , durante i di cui già sapete, l’amico mi ha concesso il colossale onore di copresentare , autrice di un best-seller clamoroso e pluripremiato come . Per uno come il vostro cronista mondano (sempre io, no?), che ha domicilio in questo estremo lembo etc., ma tiene patria a , in , avete in mente che emozione è chiacchierare del primo , cioè appunto quello degli Armeni? Erano 2 milioni, i Turchi ne fecero fuori i tre quarti. Dei 500mila sopravvissuti, due erano Ohannes Tchoukhadarian e Necdar, cioè mia nonna e mio nonno. Una storia simile alla loro, e altre più terribili, e altre più dolci, è raccontata nel romanzo presentato a Sanremo, che è tradotto o si sta traducendo in una dozzina di lingue, ha vinto una serqua di premi importanti (quello del , per esempio). Adesso nientedimeno che i ne stanno traendo un film attesissimo.

Antonia ha insegnato italiano all’università di , la dolce, e lì ha studiato le donne letterate dell’Ottocento, quella che lei chiama la galassia sommersa: da alla Marchesa Colombi che anche Calvino aveva letto e fino a .
Ma Antonia Arslan è italoarmena (il suo cognome è infatti Arlsaniàn e in armeno, arslàn vuol dire leone), e quindi con lei si è parlato soprattutto del Mètz Yeghèrn, il Genocidio Armeno, che la Turchia come stato si ostina a sminuire e/o negare (piuttosto negare che sminuire), per cui intellettuali turchi come rischiano la galera per aver detto che Armeni e Curdi furono sterminati da un governo diverso da questo (vorrei vedere: cent’anni fa quasi!) ma pur sempre turco.

E poi si è parlato di un poeta grandissimo e morto giovane – sempre per mano turca – , che Antonia ha tradotto anni fa, facendolo conoscere anche in Italia. La storia del grande genocidio commesso ai danni del piccolo, orgoglioso popolo armeno ha commosso tutti i presenti al Casinò, quel pomeriggio: quando Antonia (preside , so che non sta bene chiamare per nome i professori, specie se di università: ma siamo amici, scusa, lei e io) ha letto, di Varoujan, Il carro dei cadaveri, dalla raccolta , bé, amici, a qualcuno (e più di qualcuno) non è sembrato disonorevole commuoversi. Anche a me, adesso, per cui buon sabato e migliore domenica ma soprattutto, !
di Giovanni Choukhadarian

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