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Teatro Magazine Teatro Gustavo Modena Giovedì 17 novembre 2005

TV, cinema e teatro per Marcorè

Nelle foto Neri Marcorè in scena

Magazine - «Mi piace diversificare, trovo la mia cifra nell’eclettismo», confessa con disarmante semplicità l’attore Neri Marcorè, a Genova per interpretare Pennac: La lunga notte del Dottor Galvan, al Teatro dell’Archivolto dal 21 al 24 novembre (e poi in tournée fino alla fine dell’anno, con chiusura a Roma dal 6 al 18 dicembre). Fruibile in tutti i formati, Neri Marcorè gode di questi tempi di una grande visibilità: dopo il film di Pupi Avati Il cuore altrove, è nella pubblicità per le Ferrovie dello Stato (3 spot su 4), nella trasmissione TV Per un pugno di libri, a dicembre nella fiction E poi c’è Filippo (dove interpreta il ruolo di un ragazzo autistico), e per il nuovo anno è ancora al cinema protagonista in Baciami piccina, titolo provvisorio del film diretto da Roberto Cimpanelli sulla sceneggiatura di Furio e Giacomo Scarpelli e in Adelmo torna da me, di Carlo Virzì (fratello di Paolo), dove sarà uno psicologo accanto a Laura Morante. E nel cassetto: cabaret con Serena Dandini e Corrado Guzzanti, perché «abbiamo lavorato insieme nel ’97, nel 2001 con Pippo Nano e il 2005 potrebbe segnare il ritorno della cometa, momento in cui ci riallineiamo tutti quanti» e un altro film con Pupi Avati, perché aggiunge Marcorè: «prima ancora che uscisse il film avevo firmato un’opzione per lavorare ancora con lui e lo spero. È una persona intellettualmente vivace da cui ho imparato molto».

Torniamo allo spettacolo.
Pennac in Italia fa rima con Archivolto.
No? E invece sì.
Perché anche questa volta lo spettacolo La lunga notte del Dottor Galvan viene prima del libro e non si tratta, come sottolinea Gallione, «della solita operazione ad inseguire» -infatti nel testo sono incluse un’appendice con alcuni inserti da Molière –intervento drammaturgico- e un contributo del regista stesso sulla sua storia di adattatore di Pennac. Il fortunato libro edito da Feltrinelli, da poco più di un mese in libreria -già alla seconda edizione- è arrivato alla stampa grazie al progetto di messa in scena del Teatro dell’Archivolto. La novella La lunga notte del Dottor Galvan, che forse vi sarete già letti nel tepore della vostra casa, calca il palcoscenico grazie all’interpretazione di Neri Marcorè, la regia di Giorgio Gallione, le scene «quasi installazione di arte contemporanea» di Guido Fiorato e le musiche «molto eleganti e stilizzate» di Paolo Silvestri rigorosamente al pianoforte, per descrivere una notte di plenilunio, iniziatica e tragicomica che scorre sulle sonorità tipiche delle comiche.

Stilisticamente vicino a Malaussène, La lunga notte del Dottor Galvan (scritto per una raccolta celebrativa del bicentenario della Fondazione Ospedali di Parigi), è un monologo che recupera un particolare momento del passato di un ex-medico, la notte in cui da tirocinante prestava servizio in un pronto soccorso intasatissimo. Il ricordo rappresenta il conflitto tra l’estrema ambizione del giovane dottore e i casi che gli si presentano in corsia nascite, morti, feriti più o meno gravi. Così se da un lato si tratta di decidere in fretta a quale reparto spedire i pazienti dall’altro il giovane Galvan è ossessionato da un catalogo di possibili biglietti da visita da arrivato. «Il testo –ricorda Gallione- è mantenuto nella sua interezza con alcuni piccolissimi tagli necessari e due inserzioni da Molière (una tirata da commedia dell’arte tratta da un dialogo de Il malato immaginario e un’altra parte tratta dalla farsa La gelosia del Barboullié. È un lavoro apocalittico, visionario e fantasmagorico, dove al solito Pennac mescola perfettamente la realtà con l’inverosimile». La svolta è l’incontro con un paziente che presenta tutte le patologie più gravi e genera un’assurda tournèe nei diversi reparti e il confronto con tutti i relativi primari. Un’occasione per chiamare all’appello i registri della commedia dell’arte e presentare tipi e caratteri con vizi e virtù. Sul finale, il giovane Galvan che per la prima volta si trova a curare un paziente, dimentico della sua carriera, subirà le sorti del colpo di scena messo in atto dal paziente stesso.

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