A‑mare il grande spazio blu - Magazine

Attualità Magazine Martedì 15 novembre 2005

A‑mare il grande spazio blu

Magazine - Per chi viene da Lodi con un nome di pianura grassa e calda, il mare è una macchia blu da guardare con la bocca aperta, che si riempie di salsedine e di spruzzi bianchi. Il mare è una bestia rabbiosa, che si spinge oltre i sassi e gli scogli della spiaggia, ruggendo disperata fino a lambirti i piedi con acqua e sale.
Puoi avere paura oppure capire che quella è la tua vita e domandarti come hai potuto esistere fino a quel momento senza.

Per chi è nato a Lodi il mare è un riflesso di verde e di blu che il sole scalda insieme alle teste dei turisti sudati stesi sul bagnasciuga. Eppure si può nascere lumbard ed essere il migliore dei marinai. In fondo un uomo è di mare quando il mare gli è entrato nelle ossa. E a Lorenzo il mare aveva preso tutto, dalla punta dei piedi al più piccolo dei capelli scuri. Aveva conquistato ogni cosa, perfino il suo cuore. Quel bambino sottile figlio di un orizzonte a perdita d’occhio, ma con i piedi ben piantati per terra, il mare lo aveva fatto diventare semplicemente Renzo. Altri orizzonti a perdita d’occhio, ma mai più i piedi sulla terraferma.

Quando non lavorava lo si trovava sempre lì, un puntino in mezzo al mare, con la sua canna da pesca a luccicare da lontano, ondeggiando secondo gli umori dell’acqua oppure vicino alla spiaggia a giocare a biliardo nel Club Nautico di Bogliasco, quasi una seconda casa.
«Il mare va conquistato», diceva sempre.
Aveva insegnato ai figli a nuotare portandoli al largo e gettandoli in acqua. Stava lì e li guardava conquistarselo il suo mare a suon di bracciate, a mano a mano sempre più potenti fino a galleggiare, fino a tornare a riva al fianco del suo gozzo. «Le cose bisogna volerle veramente».

Aveva cambiato molte case ma l’ultima era un perfetto connubio di quello che era. Una casa al penultimo piano di un palazzo vicino a un torrente, abbastanza in alto per vedere quanto più mare era possibile, per goderselo quando ruggiva e quando poltriva ma abbastanza lontano per proteggere gli amati fiori dalla salsedine e fare di un anonimo terrazzo un giardino da invidiare.
Ricordo però che non lo si trovava mai in quella casa se non all’ora di pranzo e di cena, il resto del giorno c’era un solo posto dove si era certi di trovarlo. Quasi naturale fosse finito in una famiglia di marinai, ma da grandi navi mercantili, quelle in rada vicino al porto. Anche suo figlio più piccolo, ancora ragazzo, aveva preso la via di un mare grande e lontano, quell'oceano da attraversare navigando mesi da un porto all’altro. Ma era stata solo un’infatuazione. A nessuno dei due figli aveva passato la sua stessa grande passione. Non so se ne soffrisse. «Il mare va conquistato», ma bisogna volerlo fare, e Angelo e Mauro avevano altri mari da conquistare, mari diversi dal suo.

Il Don dal suo pulpito dice che non c’è nessuno che possa parlare male di quest’uomo schivo che del mare aveva fatto la sua ragione d’essere. Credo che oramai dal 1947, l’anno in cui lo aveva sposato, sua moglie si fosse abituata a convivere con la presenza ingombrante di un’amante molto più sensuale di un abbraccio di carne ed ossa e molto più suadente. Se non era la spiaggia o il Club Nautico, con le enormi finestre a guardare il blu del cielo e il verde del mare, era il terrazzo il posto dove si rifugiava. Stava seduto lì fuori per ore, spesso in compagnia della moglie ma i suoi occhi guardavano sempre verso una sola direzione.

Anche negli ultimi tempi, quando le gambe e il corpo tutto non stavano più dietro alla sua instancabile vitalità, se ne stava coricato nel salotto di casa con le finestre spalancate a riempire la stanza di luce. Il mare da lì non riusciva proprio a vederlo a meno di non chiudere gli occhi e ritornare con la mente alla strada che faceva ogni giorno, dalla via larga che costeggia la piscina di Bogliasco giù oltre un vicolo e il ponte romano, fino al Club Nautico e ancora oltre, finalmente, in spiaggia. Il suo ultimo viaggio verso il mare lo ha fatto come voleva lui, indossando la sua tuta da ginnastica blu. Al mare è arrivato solo vicino però, fino alla chiesa di Bogliasco che guarda la grande distesa blu dall’alto della passeggiata. Adesso riposa ad un passo da quel mare che amava tanto, sulla collina a ridosso del paese dove da oggi penserò io a portargli i suoi fiori.
Lorenzo Renzo Stradella era mio nonno.

Cristiana Stradella

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