Magazine Mercoledì 14 febbraio 2001

mentelocale (s)consiglia Rispondimi

“Susanna Tamaro è nata a Trieste nel 1957. Ha avuto 4 cani, 10 gatti, 15 pesci rossi, 5 tartarughe, un porcospino e 30 criceti. Va in bicicletta, va sui pattini a rotelle e su quelli da ghiaccio. Pratica il lancio del giavellotto, il tiro con l’arco, lo sci di fondo e di discesa. Gioca a volano e a pallavolo. Quando non fa nessuna di queste attività, scrive libri per grandi e per bambini”.

Non so, onestamente, se l’elenco degli abitanti dell’allegra fattoria Tamaro vada aggiornato (queste informazioni le trovo su internet e risalgono a qualche anno fa). Non so neanche se la scrittrice continui a praticare tutte le attività in questione. Poco importa, del resto. Sarebbe fin troppo semplice fare dell’ironia, suggerirle qualche sport equestre che la distolga definitivamente dalla pratica della scrittura. Potrebbe sembrare poco serio.

Allora siamo seri. La sua ultima fatica letteraria, Rispondimi, si compone di tre racconti (Rispondimi, appunto, L’inferno non esiste e Il bosco in fiamme). Direi che è all’altezza del capolavoro della Tamaro, il best seller Va dove ti porta il cuore.

Tutto sta nel decidere quale sia questa altezza.

Riducendo la questione all’osso, possiamo dire che la Tamaro si è voluta produrre in uno di quei giochini letterari nei quali eccellono Umberto Eco, George Perec e Stefano Bartezzaghi. È come se avesse preso il suo romanzo di successo e si fosse divertita a scriverne l’esatto contrario, secondo quel processo per cui “t’amo pio bove” diventa “t’odio empia vacca”.

Ma Va dove ti porta il cuore non riuscirebbe a diventare un bel libro nemmeno in mano a Houdini: e Rispondimi è infatti un libro mediocre.

Quel che è peggio è che, leggendolo, si ha pure l’impressione di essere presi in giro. Come se la dispensatrice di melassa avesse fiutato l’agonia del buonismo veltroniano e si producesse in un repentino voltafaccia. I racconti di Rispondimi sono la negazione dell’amore, oltre che della scrittura. Bisognerebbe spiegare alla Tamaro che non basta essere cattivi per diventare un autore. Se non altro Va dove ti porta il cuore poteva avere un che di genuino (a patto di essere ingenui). A questi racconti manca anche quello: l’impressione è di un’operazione di mercato studiata a tavolino. Questo contrasta in maniera fastidiosa con uno stile facile e tutto sommato leggibile, retaggio della pratica di scrittrice per l’infanzia. Quella è, al limite, la dimensione più consona alla scrittrice triestina, che qui cerca invece di rifarsi una verginità come autrice. Un po’ come quegli attori comici che cercano la consacrazione drammatica. Ad Abatantuono l’operazione è riuscita, ma questo non significa che sia un buon attore.

Il pubblico è sempre pronto a farsi abbindolare, e temo che anche questa volta la Tamaro potrà contare su un cospicuo seguito. Del resto non me la sento di dire che questo libro sia peggio di Beautiful, de La vita in diretta, o de La ruota della Fortuna, di Chi o di Gente, quindi è giusto che chi segue certe trasmissioni o acquista certi rotocalchi legga anche Rispondimi. Peccato che con i libri non si possa fare zapping.
di Donald Datti

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