A conversazione con un fisico - Magazine

Attualità Magazine Mercoledì 9 novembre 2005

A conversazione con un fisico

Magazine - Terzo appuntamento con la rubrica di Marco Romei, che torna a mentelocale.it con anticipo questa volta (normalmente è ogni terzo giovedì del mese). Chi si fosse perso i primi incontri si legga le con il filosofo del linguaggio Carlo Marletti e con il musicista Saam Schlamminger. Buona lettura.

Marco questa volta ha incontrato il fisico russo Andrei Varlamov, al , tra un convegno , uno sulla e uno sulla navigazione a vela. Ecco cosa è emerso.

MR «Nella vita bisogna agire per necessità o per libertà?»
AV «Dipende da cosa ti puoi permettere!»
MR «La libertà è un lusso troppo grande?»
AV «No, perché? Noi siamo liberi. Un grande scienziato, Heisenberg, ha introdotto il principio di indeterminazione secondo il quale maggiore è la precisione nel determinare la posizione di una particella, minore è la precisione con la quale si può accertarne la velocità.
Secondo me questo è un principio che vale anche nella nostra società. Puoi permetterti di essere libero, ma devi essere pronto a pagarne il prezzo, che si manifesta sempre in termini di solitudine, o di povertà. Sarebbe meglio cercare un compromesso, ma anche un compromesso è una scelta.

MR «L’arte può produrre una sensibilità estetica nella società?»
AV «Sicuramente l’arte è uno strumento molto importante. Lenin diceva che l’arte deve essere comprensibile per il popolo, io invece ritengo che sia il popolo che deve comprendere l’arte. L’arte modifica e migliora le persone. Mia madre insegnava letteratura russa e io le sono grato delle letture che mi ha suggerito. Ad esempio ho condiviso per anni la filosofia di Camus, e le idee dell’esistenzialismo mi hanno suggerito una visione del mondo. L’arte è fondamentale per abbattere le frontiere, ci avvicina alla comprensione delle persone e dei popoli»

MR «Per inciso, quali erano gli autori preferiti di tua madre?»
AV «Dostoevskij, naturalmente, e Cechov, Tolstoi. Ma lei mi faceva leggere anche Balzac, e gli autori inglesi, e la Divina Commedia!»
MR «E in che lingua hai letto Dante?»
AV «Nella mia lingua, nella traduzione di Pasternak. Lui per campare faceva anche traduzioni. Sai, in Russia, durante il comunismo, dipendevi dallo stato e i negozi erano vuoti, ma la gente coltivava la spiritualità e la cultura. Ora in Russia c’è tutto, ma nessuno legge niente! Comunque, anche la televisione può essere un efficace strumento di cultura o divulgativo, come le trasmissioni di Raieducational; ma può anche essere un brutto lavaggio di cervello!»

MR «Sì, assomiglia più a quello! Andrei, la vita ha un copione scritto?»
AV «Essendo russo dovrei essere fatalista! Il rapporto fra destino e libero arbitrio assomiglia al rapporto fra determinismo e indeterminismo. Ma sappiamo che bastano delle minime varianti delle condizioni iniziali, per determinare cambiamenti epocali. Il battito d’ali di una farfalla può generare maremoti! Ma in parole povere, quello che gli uomini devono fare è insistere, riuscire sempre a rialzarsi ogni volta che cadono»

MR «Andrei, viviamo solo per scoprire la bellezza?»
AV «Dovrebbe risponderti un teologo, non un fisico! La bellezza è importante, ma anche lavorare, avere degli affetti, sentirsi utili. Non parlerei in termini di bellezza.
Camus diceva che la domanda principale è il rapporto fra l’individuo e la società, come una persona deve costruire il proprio comportamento in questo mondo. Secondo lui, una volta riconosciuta l’assurdità dell’esistenza, hai due possibilità: la prima, riprovevole, è il suicidio, che però è una libertà che ti rende uguale a Dio, è una libertà che nessuna religione ti permette. La seconda possibilità è la ribellione, una cosa bellissima, intesa come atto individuale, come presa di coscienza: la ribellione è andare in giro con gli occhi aperti! Una persona che ha sviluppato la coscienza estende il paradigma, può fare delle cose buone per gli altri e per la società»



Andrei Varlamov è nato a Kiev in Ucraina nel 1954. È fisico teorico, dirigente per la ricerca dell’Istituto di Fisica della Materia all’Università di Roma, docente all’Università di Mosca, è stato assistente del Premio Nobel 2003 Abrikosov.
è il drammaturgo del Teatro delle Nuvole. Ha scritto anche per la radio e per il cinema. È sempre molto indaffarato a essere pigro.

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