Magazine Lunedì 7 novembre 2005

Asce di guerra da disseppellire

Magazine - «Le storie sono asce di guerra da disseppellire». Così recita la quarta di copertina di uno dei primi libri di Wu Ming, pubblicato nel 2000 e riedito nel maggio 2005 da Einaudi. Così diceva anche uno degli scrittori del collettivo letterario più famoso d’Italia ad un incontro genovese cui partecipai qualche tempo fa.
Riproporre Asce di guerra a cinque anni dalla sua uscita ha un significato preciso: ribadire ancora una volta che le storie - e la Storia – mantengono un filo sottile, a volte dimenticato ma mai indifferente, con il presente.
Sia prova di questo il dibattito accesissimo che si è scatenato all’uscita del libro. I suoi detrattori hanno detto che è violento e che istiga all’odio. I suoi autori e sostenitori, al contrario, sostengono insieme a Sergio Luzzatto che la discussione odierna sul Novecento contribuisca a creare un mare dell’indistinzione in cui è facile annegare.

La vicenda raccontata in Asce di guerra sembra cascata sulle pagine da un altro mondo: Vitagliano Ravagli, sfiorata la Resistenza, nell’immediato dopoguerra finisce addirittura nel Laos a combattere dalla parte dei guerriglieri Meo. Il romanzo ricostruisce la storia di Ravagli, che quelli di Wu Ming hanno ricorso parecchio prima di riuscire a farsi raccontare come andarono le cose. La sua diventa il simbolo di tante vite perse o dimenticate, avventure al limite dell'umano in tempi che sembrano aver perso qualasiasi senso; vite che si fa infretta a seppellire insieme alla loro scomoda esistenza una volta finito il delirio. Avventure che gli stessi protagonisti - quei pochi che le possono ancora ricordare - vogliono rimuovere.

Un po’ saggio storico sulle guerre dell’Indocina che ha preceduto quella del Vietnam; un po’ biografia di Ravagli; un po’ romanzo contemporaneo, protagonista il movimento nella Bologna del 2000. Come hanno confessato gli stessi autori, non è il loro miglior libro, soprattutto dal punto di vista del ritmo (che caratterizza invece Q e 54) e soprattutto per la parte più vicina a noi nel tempo.

La vita di Ravagli è, invece, una di quelle scoperte che aprono uno squarcio nel velo della storia. Gli autori sono riusciti con grande fatica a ricostruire quel misterioso periodo della sua vita. Oggi Ravagli ha due figli e vive ad Imola, ma c’è stato un giorno in cui l’hanno spedito come un pacco postale in Indocina, con più probabilità di scomparire dalla faccia della terra senza essere ricordato da nessuno che di tornare vivo. Certi uomini sono quelli che i tempi richiedono si legge da qualche parte nel libro. Il racconto di Ravagli chiarisce molto bene che razza di tempi erano quelli.

Per info
www.wumingfoundation.com

Nella foto: un particolare della copertina di 'Asce di guerra'

di Daniele Miggino

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