Oltre lo schermo tra i figli dell'uranio - Magazine

Teatro Magazine Museo di Villa Croce Venerdì 4 novembre 2005

Oltre lo schermo tra i figli dell'uranio

© Marco Parodi

Magazine - L'installazione-performance è visitabile fino al 18 dicembre 2005. Ecco i nuovi orari: dal martedì al venerdì, ore 10.30-18.30 (ultimo ingresso 17.30); sabato: 15-21 (ultimo ingresso 20); domenica: 11-18.30 (ultimo ingresso ore 17.30). L'8 dicembre ore 10.30-18.30 (ultimo ingresso ore 17.30). Lunedì chiuso.

Inenarrabile. , lo spettacolo firmato da Saskia Boddeke, Peter Greenaway e è un’esperienza unica. E vi posso assicurare che vale la pena di vedere l’effetto che fa di persona. Un’esperienza live direttamente dentro il set di un film di Greenaway. Un salto nello schermo - come fece Woody Allen nella Rosa Purpurea del Cairo - un tuffo tra i mille particolari, le minuscole presenze che insieme agli elementi di base della natura (piccoli animali, l’acqua, il cibo, ecc.) popolano e caratterizzano ogni pellicola di Greenaway.
Musica, canto e video inclusi. Nella trasformata residenza di Villa Croce (museo di Arte Contemporanea di Genova), otto sono gli ambienti diversi che ospitano e rappresentano il mondo e il pensiero di altrettanti personaggi storici: Isaac Newton (Vincent de Rooij), Joseph Smith, Madame Curie, Albert Einstein, Nikita Kruscev, George Bush, Robert Oppenheimer, Michail Gorbachov.

Non è la storia quella a cui siamo chiamati ad assistere, ma un racconto o meglio molti racconti possibili. Una fiction da percorrere e da costruire in maniera autonoma, realizzata attorno a quelle personalità storiche a vario titolo responsabili della bomba atomica. Ma è anche il racconto di una politica del terrore, che scienziati e uomini di governo hanno saputo produrre unendo le forze e utilizzando i preziosi raggiungimenti ottenuti nel campo della ricerca con il fine di distruggere.

Si aggirano tra queste otto anime due testimoni della religione: l’Angelo Moroni (il baritono Roger Smeets) ed Eva, (straordinaria nella composta nudità di Csilla Lakatos), l’uno rappresentante dei Mormoni, l’altra nostra progenitrice e prima leva verso la cono-scienza. Qui motore della vicenda, che muove i primi passi proprio quando Eva porge la mela a Isaac Newton, in una scena presto trasformata nell'urgente scoperta della diversità sessuale, e subito piacere condiviso (come spesso accade tra Eva e altri uomini; per fare una altro esempio, in una stilosa scena, Eva vestita di rosso salta sul letto di Kruscev provocando il suo piacere). Una Eva che come scriveva l’Adamo di Mark Twain in Diario di Adamo e Eva, «è solo una ragazza… È piena di interesse, impaziente entusiasmo, vivacità, il mondo la affascina, la sorprende, le si pone come un mistero e una gioia».

Nessuno può fermarla, né trattenerla nei suoi slanci vitali, solo con Madame Curie (Sara Gianfriglia), Eva rallenta il passo e si lascia trasportare in un vortice di riflessione, compiendo alcuni passi di danza nella stanza di Oppenheimer (Boris Vecchio) e osservando l’orrore meraviglioso delle esplosioni e devastazioni della bomba atomica.

Non ha senso raccontarvi una trama perché di trame ce ne sono molte: almeno tante quante gli otto personaggi + 2 riescono a crearne interagendo l’uno con l’altro nei diversi ambienti e riverberando nelle parti cantate e nei video. La recitazione per ogni personaggio è condotta lungo una serie di temi intimi, che vengono ripetuti in alternanza a variazioni, come seguendo una partitura musicale, mostrando la contraddittorietà dell'essere umani.

Stando accanto a Kruscev (Abi Kitzl) si vive la boria e al contempo la solitudine frenetica di un piccolo uomo salito al potere; al fianco di Oppenheimer si viene soffocati dalle pareti metalliche che rivestono la sua stanza e dal profondo silenzio che lo scienziato pentito sembra gridare, comprendendo finalmente l’effetto che fa una bomba atomica lanciata su una popolazione invece che in un deserto; Einstein (Fabrizio Matteini) è ridotto a un buffo omino, sempre pronto ad una sardonica risatina, compreso nella sua vita quotidiana, isolato, tra i suoi interminabili calcoli, libri e tazze di thé, lui che aveva «avvertito Roosevelt del lavoro degli americani…»; Bush è un futile uomo dell’apparenza e dell’opportunità che insieme alla sua First Lady Laura si preoccupa più dei sorrisi e delle pose che della sintassi dei suoi discorsi; fa acqua da tutte le parti la stanza di Gorbachov (Adriano Yuresevich) intento a piangere la sua Raissa – vera protagonista con abiti, scarpe, sciarpe e altro vestiario che addobbano la stanza dell’uomo della Perestroika - e in generale sul latte versato, la memoria confusa e contraddittoria lasciata in eredità ai posteri. Di grande impatto la camera di Eva, più piccola delle altre ma più ariosa: una vasca da bagno con doccia campeggia al centro della stanza su un tappeto erboso vero, mentre dal soffitto scende una pioggia di mele verdi intervallate da nude lampadine. Tra Gorbachov e Oppenheimer, il chiaro e lo scuro, il bene e il male e tutti quegli opposti che mai si realizzano così definitivi nella realtà.

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