Magazine Martedì 13 febbraio 2001

Tradurre è tradire?

Joice, Baudelaire, Marquez, Kafka. Se non avete la fortuna di essere poliglotti o di conoscere bene almeno una lingua straniera, è inevitabile leggere libri tradotti dall'originale. Ma tradotti da chi? E in che modo?
Riuscite a ricordare gli sforzi per tradurre una versione di latino o, peggio, di greco, che avesse un senso e possibilmente quello giusto?
Ma non esageriamo, i traduttori veri non hanno di questi problemi, però... Si possono avere le migliori intenzioni a restare fedeli il più possibile all'originale, ma alla fine quando si ha il testo davanti, bisogna scegliere. Inevitabilmente.
Scelta ancor più difficile se si ha sotto gli occhi una poesia. Il ritmo dei versi va conservato a scapito dell'autenticità delle immagini? O è meglio essere fedeli alle parole indipendentemente dall'effetto dato nella lingua tradotta? Le risposte sono diverse, come diversi sono i traduttori.
Silvio Ferrari, esperto della lingua serbo croata, non si pone il problema del "tradimento" del testo: il nodo della questione è piuttosto di essere o meno adeguati al materiale con cui si ha a che fare.
L'opinione di Elisa Bricco, traduttrice dal francese, è un altra ancora. Bisogna superare l'obiezione pregiudiziale in base alla quale una traduzione è impossibile perchè il risultato sarà sempre diverso dall'originale. La traduzione è un importante veicolo di cultura. Che, per questo, dovrebbe essere aggiornata al periodo e al pubblico dei lettori, per rendere i testi il più possibile fruibili.
Massimo Bacigalupo, traduttore dall'inglese, cita Tim Parks: in ogni traduzione ci sono punti meno felici o di disattenzione nei confronti dell'originale. Il confronto tra l'originale e la traduzione mette in luce degli aspetti del testo che altrimenti sfuggirebbero. Ciò che è peculiare di uno scrittore spesso è un qualcosa che non si può tradurre.
Ma se c'è qualcosa di strano nel testo originale, il traduttore lo appiattisce: se restasse fedele alle originalità dell'autore potrebbe essere accusato di non essere capace a tradurre!
Insomma, le opinioni variano e forse nessuna è migliore o peggiore di un altra. Soprattutto della traduzione non possiamo farne a meno.
Forse aveva ragione Vittorio Severi: tradurre risveglia l'emotività piuttosto che il ragionamento. "La traduzione non è semplice riscrittura, è una nuova creazione dall'originale".
Avete mai letto un libro di Andrea Camilleri? La sua fama cresce e viene tradotto anche in altre lingue. Come se la caveranno gli studiosi d'oltralpe con il siciliano?
Ho un amico, francese, che si rifiuta di leggere Pennac nella nostra lingua. Dice che l'originale è "tutta un altra cosa". Eppure a me Pennac è piaciuto, e tanto. Mi sono persa qualcosa? Non era Pennac e non me ne sono accorta?
di Annamaria Tagliafico

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