Magazine Mercoledì 2 novembre 2005

La Roma di Augias

Dai tempi del beneamato , il ospita teatranti (fra questi, con la di lui amichetta ) e scrittori. Una volta, con Pastonchi appunto e li si vedeva di lunedì. Da 20 anni e più a questa parte, Ito Ruscigni ce li fa incontrare . E chi c’era, uno di questi martedì? Ma un grande davvero, un ottavo re di Roma (altro che !): il collega (ehm ehm ehm) che presentava il suo recente e già vendutissimo . È il quarto volume della tetralogia dedicata alle grandi città del mondo (le altre: New York, Parigi e Londra), tutta pubblicata con . Il libro è insieme un saggio (la citazione in esergo è infatti dagli ) e un atto di amore, critico e quindi vero amore, verso la caput mundi atque Italiae, cioè appunto . Il vostro cronista mondano, travestito da giornalista, ha intervistato l’autore per questa e .

Ecco alcune sue risposte, tanto le domande voialtri le intuite da soli.

«Ho pubblicato Roma per ultima perché Roma è una città difficile, che coinvolge ricordi, emozioni, affetti» (nel libro, sono spettacolari le pagine in cui Augias racconta di aver fatto la comparsa a , anche per lumare le pupe!).

«Roma ha in sé quattro città: quella classica, quella medievale, quella ottocentesca e quella del Novecento, con l’ , Cinecittà e i Parioli».

«Roma è una città antica, questo lo vedono tutti, ma è anche vecchia, complicata da rinnovare. A Parigi le mutazioni urbane sono frequenti, a New York frenetiche. Dopo l’11 settembre mi chiesero un parere e io dissi che, in capo a poco, i nuovaiorchesi si sarebbero ricordati di quella data giusto per le celebrazioni annuali».

«E’ vero, nel capitolo sul Belli riporto poesie anche tra quelle meno note. Mi interessava dimostrare come lui sia stato un ritrattista, un acquarellista. Racconta i romani in un modo agghiacciante, al modo che Leopardi, suo coevo, faceva con gli italiani. E questo con tutte le sue contraddizioni» (il capitolo sul Belli, Un monumento alla plebe, è fra le gemme di questo libro).

«Le ceneri di Gramsci l’ho letto quand’ero ragazzo. Pasolini scardinava il moralismo attufato del Pci» (“attufato” è un bellissimo aggettivo. Sta per “scavato nel tufo” e quindi, per estensione, coperto, chiuso).

«E’ vero, mi piacerebbe essere seppellito (un giorno nel tempo, collega, NdR) a Parigi. La sento un po’ come la mia seconda città e, anzi, avrei già adocchiato un bel posticino, al cimitero di ».

Corrado Augias è collaboratore di Repubblica, ha una bella trasmissione di libri e della vita che gira attorno ad essi ( dal lunedì al venerdì alle 12:45 su Rai3) e soprattutto è un gran signore.
Monsieur Augias, chapeau!

Nella foto la copertina del libro "I segreti di Roma"
di Giovanni Choukhadarian

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