Magazine Lunedì 31 ottobre 2005

I vampiri hanno sete

Qualche tempo fa vi parlammo della , neonata etichetta impegnata nella distribuzione di letteratura e cinema domestico, rigorosamente dell’orrore.
Vi avevamo promesso che ci saremmo tornati sopra in concomitanza di edizioni particolarmente appetitose. Ebbene, ecco un ottima occasione. È infatti in arrivo in libreria uno dei capisaldi della letteratura vampiristica. Stiamo parlando di Hanno sete, gemma datata 1981 di quel geniaccio di Robert McCammon.

Inquadrabile nella genìa degli autori che tra gli anni Ottanta e i Novanta hanno fatto la fortuna della letteratura horror (e parliamo di Clive Barker, Peter Straub, Joe Lansdale, Dean Koontz), figli dell’esplosione del genere innescata dalla penna magica di re Stephen, McCammon è stato insignito per ben tre volte, tra il 1987 e il 1991, del Bram Stocker Award, il massimo premio per gli scrittori che calcano questi territori.
Ma i riconoscimenti di pubblico e critica raccolti negli anni non sono sufficienti a tracciare, dell’autore di Birmingham, un profilo esaustivo. Meglio può farlo la sua carriera, che dopo una lunga sequela di clamorosi successi si incaglia nella voglia di esplorare nuovi territori.

Siamo nel 1992 e McCammon ha appena vinto il suo terzo Bram Stoker Award. A questo punto, invece che sfornare un nuovo libro ingombro di creature della notte e fauci spalancate, pubblica Gone south, teso dramma d’azione imperniato sulla figura di un reduce dal Vietnam. Ma non basta. Mentre l’editore lo supplica di restare nel contesto che gli è più consueto, lui decide di gettarsi nel progetto di un romanzo storico seicentesco. Speaks the Nightbird, cupa vicenda di caccia alle streghe, esce solo nel 2000, dopo dieci anni di travagli personali e una lunga serie di prestigiose etichette che gli rifiutano la pubblicazione, ritenendo il testo di argomento ostico e lunghezza eccessiva. Naturalmente è un successo.

Si sarà intuita la ferrea coerenza dello scrittore. Coerenza che emerge anche in un libro di genere classico come Hanno sete. McCammon non è uomo di poche parole, questo è certo, e non rinuncia certo a qualche centinaio di pagine per non intimorire i suoi lettori. Nelle sue mani le unità di tempo si gonfiano a dismisura (nell’1988 scrisse un romanzo di 500 pagine che raccontava di una sola giornata), ma il risultato non annoia affatto. Con mano sicura dipinge personaggi e ambienti attraverso rutilanti florilegi di metafore, che a poco a poco calano chi legge in una coltre di sensazioni, visive, uditive, tattili, di rara concretezza.
Con queste premesse anche una storia di vampiri acquista, quasi paradossalmente, la consistenza di un racconto storico o sociale.

Per finire un accenno alla trama. L’ombra di un’epidemia vampiresca si allunga sui viali ingombri d’anime della città degli angeli. A guidarla è il principe Vulkan, feroce succhiasangue deciso a mettere fine al dominio umano sul globo terracqueo. Tra lui e la dipartita di noi bipedi qualunque, un manipolo di eroi per caso mal assortiti: un poliziotto che ha già avuto a che fare con i non-morti in un lontano passato, un prete con una malattia terminale, un attore televisivo fidanzato con una medium in grave pericolo, la redattrice di un giornale scandalistico e, niente meno, un ragazzino orfano. Chi vince lo intuirete, ma io non ve lo dico…

Nella foto la copertina del libro
di Giorgio Viaro

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