Concerti Magazine Lunedì 31 ottobre 2005

Oasis: welcome back

Chi il 12 giugno scorso ha sborsato quaranta euro per andare ad Imola a vedere gli Oasis, ricorda benissimo la cocente delusione di un concerto dimezzato per alcuni problemi (di cui la vera natura non si è ancora capita) di Liam durante l’esibizione.

Premetto subito che, nonostante sia rimasto dispiaciuto per l’accaduto, adoro i fratelli Gallagher e quel loro “passo falso” davanti a trentamila persone all’Heineken Jammin Festival glielo avevo perdonato. Ma con una riserva: nell’esibizione successiva la band si doveva far perdonare. L’occasione si è presentata domenica 30 ottobre 2005, con la loro seconda serata in Italia (la prima è stata a Treviso) per promuovere l’ultimo lavoro Don’t Believe the Truth. Dire che sono andati oltre le più rosee aspettative sarebbe poco.

Alle 20 circa, la musica su cd che fa da sottofondo all’ingresso delle migliaia di fans accorse da tutta Italia, lascia spazio al gruppo spalla della serata, ossia i Coral, gruppo indie pop famoso al grande pubblico per il singolo In The Morning, in rotazione per molte settimane su televisioni e palinsesti radio.
L’esibizione dura una quarantina di minuti e i ragazzi di Hoylake riescono comunque ad entusiasmare il pubblico con un mix di brani rock e altri più soft, nonostante si attenda con impazienza Liam & Co.

Sono le nove e venti. I tecnici del suono saliti per allestire il palco scendono, le luci si spengono, la gente comincia a scandire il coro “Oasis-Oasis”. Come di consuetudine passa Fucking in the Bushes. L’adrenalina sale, l’attesa finalmente è terminata ed ecco spuntare alla sinistra del palco la band al gran completo.

Il concerto si apre con Turn Up The Sun, prima traccia dell’ultimo album. Segue successivamente il singolo Lyla, cantato da moltissime persone che si sono ammutolite durante i pezzi più vecchi, a dimostrazione che gli Oasis non sanno solo far sognare i vecchi nostalgici, ma riescono a far innamorare anche nuove generazioni.
Non tardano però ad arrivare ai pezzi vecchi, come Bring It On Down, Live Forever, Morning Glory, Cigarettes and Alcohol fino all’inattesa performance di Noel che regala a tutti i suoi fans: The Masterplan. Capitolo a parte meritano altri pezzi storici: Wonderwall, eseguita da Liam in maniera impeccabile, la struggente Don’t Look Back in Anger, cantanta e suonata da Noel, senza dimenticare la grintosa Rock ‘n’ Roll Star e la malinconica Champagne Supernova.

Alternano la lunga lista fatta in precedenza di pezzi del passato, i nuovi successi come The Importance of Being Idle (secondo singolo dell’ultimo LP), Mucky Finger (un tributo a Lou Reed), The Meaning of Soul e Guess God Thinks I'm Abel.
Si accendono le luci del Filaforum e si capisce che il sogno sta terminando, sulle note di My Generation, cover degli Who. Rimane un briciolo di amaro in bocca, almeno per quanto mi riguarda, per l’assenza dell’ultimo singolo datato pochi giorni fa della band di Manchester, ossia la dolcissima Let There Be Love.

Termina dopo quasi un’ora e mezza uno dei concerti più attesi dell’autunno live italiano. Le parole per descrivere cos’è un concerto simile paiono inutili di fronte a una marea umana che intona tutte le canzoni a memoria.
Una meravigliosa serata, che serve a dimostrare, nel caso qualcuno fosse convinto del contrario, che gli Oasis sanno ancora entusiasmare con la loro musica almeno due generazioni di fans che dopo questa sera, avranno un pretesto in più per rivederli di nuovo.

Roberto Murgieri

Nella foto: gli Oasis

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