Cile: il vero sud del mondo - Magazine

Attualità Magazine Lunedì 31 ottobre 2005

Cile: il vero sud del mondo

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Per chi vuol conoscere il "vero" sud del mondo, la Tierra del Fuego ed il Magallanes cileno diventano tappe imperdibili. In realtà andrebbe precisato che in questi luoghi, del fascino del sud presente nell’immaginario collettivo non c’è nemmeno l’ombra, anche perché il clima ricorda quello delle grandi distese a ridosso del circolo polare artico.
I venti occidentali regalano tempeste di pioggia e neve, rendendo aspro non solo il clima, ma anche il carattere della popolazione che in parte discende dagli indios Alacaluf e Tehuelche.

Ieri sopravvivevano pescando in acque insidiose e cacciando in territori ostili, oggi la moderna economia dipende prevalentemente dallo sviluppo petrolifero e dall’industria peschiera talmente floride da trasformare la regione in una perla nazionale: minor tasso di disoccupazione, migliori servizi pubblici e miglior livello di scolarizzazione di tutto il Paese, anche se negli ultimi tempi i riflessi della crisi dei paesi asiatici hanno cominciato a farsi sentire.
Certo che per essere un giardino è molto grande: qualcuno sostiene che sia un cortile, ma poco cambia, è sempre enorme, addirittura sproporzionato alla Casa Bianca del nord di cui questo enorme continente dovrebbe essere la dependance. Più di altri toccati dalla stessa sorte, il Cile ha rappresentato in modo tragico come una filosofia concettuale ingannevolmente moderata possa rapidamente tramutarsi in brutale sopraffazione.

Se in Indocina si era persa o si stava perdendo la faccia, non era tollerabile che lo stesso accadesse nel proprio cortile o nel proprio giardino, e chissà mai se in realtà esistessero i timori di un effetto domino oppure, più semplicemente, ci fu solo la necessità di riscattare una cocente sconfitta con un’occulta, ma identificabile, prova di forza.
A rimetterci furono, come sempre, gli ultimi ed i penultimi nei loro ruoli di vittime e carnefici. Ruoli diametralmente opposti ma paradossalmente vicini nella miseria del dolore inferto o subito. "Le mie parole non vogliono esprimere amarezza, ma delusione... esse costituiranno una condanna morale per coloro che hanno tradito. Essi hanno la forza e ci possono rendere schiavi...".

Sono alcune delle parole pronunciate da Salvador Allende nel corso dell’appello radiofonico che lanciò poco prima dell’attacco a La Moneda, il palazzo presidenziale reso famoso dalle cannonate in bianco e nero trasmesse dalle televisioni di mezzo mondo.
Sul palazzo i segni sono scomparsi da tempo, pur restando vivi nel ricordo di chi confidava in un mondo migliore ed è finito esule nella vecchia Europa, minato nel fisico per le torture subite, umiliato nell’animo dal sogno spezzato. Da qualche anno alla Moneda è ritornato un socialista, ma nessuno più lo teme e nessuno in lui confida: di questi tempi le passioni non decollano e le preoccupazioni sono tutte per l’islam.
I pinguini di Punta Arenas si muovono nel vento in uno strano connubio di grazia e goffaggine sotto gli occhi vigili del condor che volteggia nell’azzurro del cielo.

Andrea Comparini aka Josef

fine

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