Comunicare nell'era degli SMS - Magazine

Cultura Magazine Lunedì 31 ottobre 2005

Comunicare nell'era degli SMS

Magazine - 30 ottobre 2005
Sala del Minor Consiglio - Palazzo Ducale
Filosofia della comunicazione e ontologia del telefonino
con Claudia Bianchi, Roberto Casati, Maurizio Ferraris, Armando Massarenti, Andrea Carlo Mor, Eva Picardi, Nicla Vassallo, Ugo Volli

«Ma come si fa, in generale, a comunicare qualcosa? […] Qual è il gioco linguistico del comunicare?». Sulla falsariga della domanda posta da Wittgenstein, il panel di esperti riunitosi a Palazzo Ducale ha dibattuto le modalità e le frontiere della pratica della comunicazione, riservando uno stimolante approfondimento a quell’oggetto da tutti conosciuto, amato e per certi versi contestato: il telefonino, il cui ruolo nella modificazione del nostro odierno modo di comunicare è indubbiamente capitale.

Il vivo coinvolgimento del pubblico è stato determinato dal fatto che questioni squisitamente filosofiche si sono intrecciate ad aneddoti quotidiani, che innervano il vissuto comunicativo di ognuno: partendo dall’esplorazione delle più recenti teorie del linguaggio (l’analisi della struttura sintattico-grammaticale e delle questioni neurobiologiche, che le diverse strutture linguistiche implicano, sono state approfondite da Andrea Carlo Moro), si sono attraversati problemi di semantica (Eva Picardi ha specificato che cosa significhi fornire un contenuto alla comunicazione, operazione che abbisogna di tutta la tramatura sociale e relazionale in cui è inserito l’individuo, ed è intimamente connessa alla nostra capacità di pensare). Poi sono state portate in primo piano questioni di pragmatica (Claudia Bianchi ha approfondito il senso implicito contenuto nelle azioni comunicative, che non si limita ad un mero transfert di contenuti, e non può essere inteso come una semplice decifrazione dei messaggi corrisposti, quanto piuttosto comprende la complessa rete sottesa alla volontà di espressione e di riconoscimento delle intenzioni comunicative degli individui). Quindi è toccato all'epistemologia: Nicla Vassallo ha lucidamente esplorato le implicazioni sottese al rapporto comunicazione/verità, e alla necessità che i contenuti comunicati, per produrre conoscenza, debbano essere giustificati da condizioni esterne, pur essendo quest’ultime variabili.

Così si materia in materia è stato individuato il sistema di riferimento concettuale entro il quale comprendere a fondo la valenza del telefonino. Sarebbe superficiale credere che questo strumento non abbia condizionato il valore d’uso della nostra comunicazione: Maurizio Ferraris ne ha individuato la peculiarità sia nella primaria funzione de-localizzante (la domanda “Dove sei?” posta da un interlocutore in una comunicazione mobile schiude a problematiche connesse al rapporto verità/dissimulazione/falsità), sia nella sua funzione “globalizzante”, in quanto questo oggetto riunisce 4 azioni, prima ben distinte a livello comunicativo: oltre all’ovvio parlare, comprende lo scrivere (sms, e-mail), il registrare (fotografie e video) e il conseguente costruire l’essenza comunicativo-sociale della persona, determinata dalla registrazione –senza scampo– degli eventi.

Con sagace ironia, che spesso si è dischiusa su alcune battute di satira politica, gli interlocutori si sono susseguiti in un dibattito stimolante. Come ha acutamente osservato Roberto Casati, gli oggetti cadono spesso sotto la “maledizione di Edison”, che sempre apre l’orizzonte della possibilità di inventarne usi alternativi, i cui esiti sono imprevedibili e le conseguenze non sempre controllabili: massimamente importante è dunque continuare ad interrogarsi sulla valenza degli strumenti che usiamo quotidianamente.

Barbara Scapolo

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