Alla ricerca del libro perduto - Magazine

Cultura Magazine Sabato 29 ottobre 2005

Alla ricerca del libro perduto

Magazine - Astronomo e storico della scienza, Owen Gingerich – professore ad Harvard - è un appassionato viaggiatore. Siano stelle o libri rari le sue mete sono sparse per il mondo. La sua impresa più imponente, (da lui raccontata il 28 ottobre, al Centro Convegni, AMGA – Genova), l’ha condotto in un giro del mondo in 30 anni, sulle tracce delle prime edizioni del libro De revolutionibus orbium coelestium, ovvero Le rivoluzioni delle sfere celesti, di Copernico (1473-1543) – la confutazione delle teorie di Tolomeo e dei dogmi della Chiesa, con il modello eliocentrico: è la Terra che gira attorno al Sole e non viceversa.

I frutti di questo personale viaggio sono confluiti in due volumi: uno specialistico che censisce i luoghi (biblioteche, università o istituti) in cui sono custodite le copie del testo; l’altro, uscito anche in Italia, è un accattivante resoconto delle sue avventure, Alla ricerca del libro perduto, (Rizzoli, 2004). Una storia che in America è stata paragonata ai gialli di Sherlock Holmes, tanti sono gli aneddoti, le situazioni intriganti e i veri e propri misteri sapientemente narrati.
Gingerich ha esaminato 580 copie (tra prime -276- e seconde edizioni -324) del libro di Copernico custodite in America del Nord, Cina, Giappone, Australia e Europa ma, da quando il suo lavoro è nelle librerie, in molti gli scrivono segnalando una volume ancora da scoprire. Le copie italiane riportano tutte traccia della censura imposto dalle istituzioni ecclesiastiche sul testo (messo all’Indice); un’operazione che non trovò seguito in Spagna, non in Francia e neppure in Portogallo - paesi altrettanto cattolici - che considerarono le motivazioni più politiche che teologiche. L’azione della Chiesa si scatenò in corrispondenza dell’interesse dimostrato da Galileo e Keplero per il lavoro di Copernico, che coincise anche con la messa in discussione, oltralpe, delle sacre scritture da parte dei protestanti.

La versione italiana del libro di Gingerich ha un titolo diverso rispetto all’originale: The book nobody read. Il titolo americano è ironico nei confronti di un’idea sostenuta da Arthur Koestler (e largamente condivisa), nel suo The Sleepwalkers, sulla fortuna dello scritto di Copernico (poca), che invece Gingerich confuta rintracciando molte copie annotate. Tuttavia anche Gingerich deve ammettere che all’epoca, nel XVI secolo, il forte interesse per il testo, non era generato dalla teoria eliocentrica esposta. L’attenzione dei lettori era piuttosto rivolta alle innovative formule per calcolare i movimenti e le distanze dei pianeti.

Il titolo italiano, invece, Alla ricerca del libro perduto, è dedicato ad un caso poliziesco intorno ad una copia del Copernico che Gingerich ha contributo a risolvere. Si tratta di una prima edizione catalogata alla Biblioteca Palatina di Parma, ma a lungo assente dagli scaffali. Dopo molte peripezie e persino telefonate anonime, il volume è stato ritrovato. Ma solo tre giorni fa Gingerich ha potuto consultarlo davvero. Per un periodo, infatti, è stato trattenuto dalla polizia italiana, perciò nella nostra edizione esiste un post-scriptum dell’autore (assente dall’edizione americana), volutamente pensato da Gingerich per «mettere in imbarazzo le autorità. E, devo dire, ha funzionato». La copia di Parma è risultata d’incredibile interesse agli occhi di Gingerich: «La mia ipotesi – e questo è il mio speciale omaggio a voi pubblico del Festival, perché non l’ho ancora divulgata- è che questa sia la copia che Rheticus (discepolo di Copernicus e deux ex machina per la pubblicazione e diffusione del libro nel 1500), portò in dono al matematico italiano Gerolamo Cardano. Essa presenta infatti le annotazioni di Georg Joachin Lauscher, detto Rheticus (che dopo le molte osservazioni ho imparato a riconoscere) e le sue righe rosse sulla prefazione da lui non amata».

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