Quando l'occhio ci inganna - Magazine

Cultura Magazine Giovedì 27 ottobre 2005

Quando l'occhio ci inganna

Magazine - Apparenza e realtà
@ Oratorio San Giovanni, piazza Commenda
27 ottobre - 8 novembre
tutti i giorni ore 9-19

Se ne vedono di tutti i colori e di tutte le forme all’Oratorio San Giovanni (piazza della Commenda) nella mostra Apparenza e realtà (realizzata dal Dipartimento di Matematica – Università di Modena e Reggio Emilia in collaborazione con Associazione Macchine Matematiche). Attraverso alcune macchine storiche (come il Vetro (finestra) di A. Dürer o il Prospettografo di D. Girolamo da Perugia – Abate di Lerino, ma anche la Camera di Ames) e altre di ideazione moderna, il percorso illustra da un lato le ingegnose macchine storiche per trasferire sulla carta la tridimensionalità degli oggetti e della realtà introducendo nel piano l’illusione della profondità; dall’altro, l’esposizione dimostra in che modo il nostro sguardo può essere ingannato e quindi sbagliarsi nel vedere ciò che non c’è, o nel vedere forme alterate che in verità altro non sono che ombre o proiezioni di oggetti perfettamente geometrici.

L’allestimento, distribuito tra le colonne dell’oratorio, prevede un percorso lungo tre sezioni: la prima dedicata alla prospettiva, la seconda agli specchi, la terza alle ombre.Tutte e tre le sezioni sono fortemente legate l’una all’altra, perché indagano a vario titolo i legami e le differenze tra oggetti tridimensionali e i disegni che li rappresentano o le proiezioni a cui corrispondono.

Nel tempo, lo studio delle ombre, della prospettiva, e di tutte le forme di illusione ottica hanno suscitato l’interesse di filosofi, pittori, scienziati e artisti di teatro. Una curiosità presto (fin dal 1400) risolta attraverso l’osservazione del rapporto tra un oggetto e la sua ombra, ma anche nello studio di un oggetto in funzione del punto luce o del punto di osservazione da cui è colto o, ancora, valutando le difficoltà di comprendere un oggetto partendo solo dalla sua realizzazione bidimensionale. Un’indagine che ha trovato traduzione pratica in macchine e strumenti fisici (fatti di legno, fili, specchi e piani anche mobili) che hanno contribuito non solo alle tecniche di costruzione e manipolazione dell’immagine, ma anche allo sviluppo del pensiero matematico.

La seconda sezione, dedicata alla profonda differenza tra gli specchi piani e quelli incurvati, alle cosiddette “anamorfosi catottriche” -ovvero immagini prodotte da uno specchio che in realtà sono una trasformazione di quelle esistenti- presenta tre forme geometriche a specchio (piramide, cono e cilindro), poste su un piano su cui è stata elaborata un’immagine. Nel rifletterla, gli specchi deformanti, la trasformano proponendone una del tutto nuova e inesistente sul piano. Così, per esempio, nel caso della piramide-specchio, alla sua base in corrispondenza dei quattro lati, sono proposti altrettanti triangoli contenenti disegni bianchi di un ipotetico puzzle su sfondo blu, che la piramide-specchio riordina per noi nella soluzione: un tetto con camino, su cui siede un gatto, completo di spicchio di luna.

La terza sezione ci propone ciò che i matematici, in molteplici studi condotti fino al 1800, hanno concluso, ovvero che le ombre e le prospettive si costruiscono con le stesse regole geometriche. Le macchine che ci permettono di verificare dal vivo queste elaborate teorie si avvalgono di fili tesi che stanno in realtà per i raggi luminosi che si propagano in linea retta. Proiezione di una circonferenza in ellisse, per esempio, presenta sia l’ellisse come ombra (proiezione) di un cerchio, sia un cerchio come prospettiva (proiezione) dell’ellisse. È possibile anche cogliere il mistero per cui corpi diversi possono avere immagini prospettiche uguali e quindi anche dare vita a ombre identiche.

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