Magazine Martedì 13 febbraio 2001

Frammenti secondo e terzo

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Frammento secondo – Franco, Sigarette e Boxe

Dormiamo su un divano letto in soggiorno. Lo apriamo la sera e lo richiudiamo la mattina perché gli utenti ci si possano sedere e guardare la televisione. La notte si dorme aspettando che qualcuno bussi alla porta chiusa a chiave esigendo le sigarette. L’operatrice e l’obiettore, si parla per passare il tempo: aspettiamo la quiete per addormentarci.
Sentiamo dei passi, l’orecchio riconosce l’incedere di Franco e i suoi deliri. Non dormiremo.
Di Franco ho saputo poco. "Lo hanno fregato" - dicono, "Mi hanno fregato" – dice: i soldi. Credo che dopo i primi indizi di malattia i parenti si siano preoccupati di sottrargli l’amministrazione del suo patrimonio e di affidarlo alle cure delle "ville" (così chiamano il vecchio manicomio di quella città). Ho sentito dire di un curatore, di un suo parente. É difficile capire: quando c’è da contare, i pareri discordano e le notizie vacillano.
Vuole le sigarette, ne vuole tante, troppe. Ha tirato di boxe, ha sfidato Mohammed Alì, ha battuto Tyson anche se non sa chi sia. Mi minaccia con il pugno chiuso, alza la voce spesso. Non posso che osservare le distanze di sicurezza. Imparai che è inoffensivo, vidi le ferite che altri pazienti gli lasciarono. A terra ci finì lui, bestemmia dopo bestemmia.
È il più elegante: spesso indossa la giacca; qualche volta l’ho visto in cravatta. Ho trovato saponette nelle sue tasche, di tutti i colori.
Vuole l’America; deve partire e andare a ricuperare i suoi soldi, quelli che lo hanno fregato li ammazzerà a pugni o col revolver che tiene nascosto. Poi accende una sigaretta e cala nel silenzio. Credo soffra di paranoia. Spio il suo malessere giorno dopo giorno e non riesco che a cogliere il dramma della sofferenza nella sua forma più estetica e classica. Soffre e non ne conosce il motivo.

Frammento Terzo – Adriano, Intellettuale

"Tenera è la notte. Fransiscotfizgerard". Ho conosciuto così Adriano, da un’incisione sul tavolo. Meglio: così mi sono incuriosito ad un uomo chiuso nel più privato dei silenzi. Acquattato tra girasoli di plastica mi guarda perso.
Cercavo nei miei pensieri un canale di comunicazione, un argomento perché mi rispondesse. Ripetei il titolo: "Tenera è la notte – Adriano!"; "Il grande Gatsby", rispose. Da allora in poi fummo "intellettuali". C’ero riuscito, la soddisfazione dell’abracadabra.
A Adriano piaceva leggere, fin dalla tenera età scorreva libri e li fissava nella memoria mentre la madre lo accudiva fino alla maturità. "È sempre stato strano" sentii dire; poi, emarginato dalla vita regolare, fu preso in cura.
Credo che Adriano stesse bene alle "ville": mi sono convinto di ciò dopo che un giorno fuggì dalla casa -famiglia e dovetti andare a cercarlo nel vecchio ospedale psichiatrico, col furgone. Lo trovai tranquillo, il posto a tavola apparecchiato e il cibo in arrivo. Tornammo insieme a casa, mi sentivo colpevole: ma il suo posto non era più là.
Gli piace andare al bar. Cammina spedito per circa mezzo chilometro, entra, saluta e beve una gazzosa. A volte si siede sulle sedie affacciate sulla strada, accanto ad altri vecchi del paese. Molto spesso si accontenta di un bicchiere d’acqua perché il poco denaro che gli viene affidato non gli è bastato.
In casa si sdraia spesso per terra, fuma convulsamente. Riesco a portarlo in giro per commissioni, non mi preoccupa.
Le operatrici spiegano che ha fatto passi avanti da quando è entrato nella struttura. I progressi sono direttamente proporzionali alla sua disponibilità al colloquio, alla comunicazione col mondo esterno.
L’ultima volta che lo vidi leggeva lo stesso fumetto western che teneva in mano quando ero arrivato: Tex Willer.

Davide Brunetti

Racconti di vita. Per non dimenticare o ignorare i volti della realtà.
Gli altri Frammenti alla settimana prossima, quando avremo finito di digerire la rabbia o la delusione.
di Annamaria Tagliafico

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